FRANCESCO PROCOPIO DEI COLTELLI

Chi, come me, ama le storie di uomini, di certo apprezzerà quella di Francesco Procopio dei Coltelli. Sebbene sia una vicenda già nota a molti, intendo comunque inaugurare Caffè Scirocco menzionando questo straordinario cuoco siciliano, poiché, oltre ad essere l’inventore del gelato ed il fondatore del celebre cafè parigino «Le Procope», egli risulta essere “anche” uno dei padri putativi di questo blog. Ma procediamo, con ordine.

Francesco Procopio nasce il 9 febbraio 1651 nel popolare rione palermitano del Capo, da una famiglia di pescatori. Appena ventenne emigra in Francia, dove comincia a lavorare come cameriere in uno dei primi cafè parigini (in rue de Tournon, nel quartiere di Saint-Germain), finché nel 1686 riesce ad inaugurare quello che sarebbe diventato il più celebre salotto letterario d’Europa: il Cafè Procope. Si tratta di un’elegante caffetteria (oggi è un ristorante), sfarzosamente adornata con tavoli in marmo, poltrone in pelle, sontuosi lampadari in cristallo e numerosi ritratti posti su pareti rivestite da tessuti. Il cafè Procope era l’unico locale di tutta la Francia ove si potevano gustare gelati di frutta, acque gelate (le granite) e sorbetti dai nomi suggestivi (fiori d’anice, fiori di cannella, frangipane) in virtù di una patente reale, con la quale Luigi XIV aveva concesso al buon Procopio l’esclusiva di quei prodotti. Pare, infatti, che il cuoco siciliano, sfruttando le antiche conoscenze ereditate dal nonno paterno, avesse scoperto l’uso dello zucchero di canna in luogo del miele ed il sale mischiato con il ghiaccio (miscela eutettica) per far durare quest’ultimo più a lungo. In tal modo Procopio, pioniere della fabbricazione del gelato, conquistò Parigi e i parigini: nel suo cafè accorsero gli attori, i filosofi e i letterati più in vista dell’epoca (Voltaire, Balzac, Victor Hugo, Diderot, D’Alembert, Danton, Marat, Robespierre, l’americano Benjamin Franklin e, persino, un giovane Napoleone, all’epoca tenente, che una sera lasciò in pegno il suo Bicorno, non disponendo del denaro sufficiente per pagare le consumazioni).

La storia di Procopio merita d’esser menzionata poiché egli fu uno dei primi a realizzare un salotto letterario ove poter discutere amabilmente in compagnia di altri avventori, ma allo stesso tempo un rifugio per animi irascibili e solitari, che amano liberare le loro fervide riflessioni in fogli di carta senza righe, macchiati di gelato alla cannella. In questo colgo un’idea di cafè che va ben oltre il consueto locale preposto all’erogazione, secondo apposite licenze, di bibite e dolci conditi: Procopio lanciò l’idea di un eremo, in pieno centro, ove abbandonarsi alle più stravaganti e suggestive riflessioni, più o meno solitarie, mentre il cacao sul mento rischia di diventare seriamente un inedito fondotinta…

P.S. Il recente ritrovamento dell’atto di battesimo (datato 10 febbraio 1651), presso l’archivio parrocchiale della Chiesa di Sant’Ippolito al Capo di Palermo, chiarisce l’origine del suo cognome: Procopio era figlio di Onofrio Cutò e Domenica Semarqua. Il vero cognome, dunque, non era Coltelli o dei Coltelli, ma il sicilianissimo Cutò, la cui pronuncia, tuttavia, era identica a quella del termine “coltelli” in francese, couteaux. Francesco Procopio Cutò divenne, così, Francesco Procopio dei Coltelli a causa di un malinteso fonetico.

Bicorno di Napoleone Bonaparte

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