PIOMBO POLVERE E CARBONE

«È semplicemente l’inizio di una formula che permette di trasformare il reale in assurdo». Così, Alessandro Alosi, voce de I pan del diavolo, descrive il titolo del loro nuovo album: ”Piombo polvere e carbone” lasciando a noi, ascoltatori forse incuriositi, la grande libertà di ascoltare qualcuno dei quaranta movimentati minuti dell’album e di scegliere di far entrare quelle inconsuete parole nella nostra vita, attribuendo loro qualunque significato rievochino in noi.

Libertà. Libertà di scoprire qualcosa che può creare una nuova visione di ciò che è sempre rimasto come lo abbiamo conosciuto la prima volta che lo abbiamo incontrato. Le parole, pregne di significati apparentemente distanti, provocano un apprezzabile senso di soddisfazione quando ci s’immedesima in esse; solo lasciandosi guidare da quella mano folle il pensiero sfiora, forse, la libertà.

Riscoprire quanto si possa essere illimitati può derivare da infinite strade, Ciaula scopre la vita vedendo per la prima volta la luna dopo un’intera esistenza sotto terra, Pirandello racconta la riscoperta del proprio essere attraverso il racconto di Belluca, che viene svegliato dal forte fischio di treno nella notte e, guardandosi attorno, vede un’esistenza che non gli è mai piaciuta.

Forse, anche noi potremo dare una nuova veste alle nostre azioni interpretandole attraverso le folli e rievocative parole de I pan del diavolo. Nei loro brani si possono leggere “storie aperte”, ognuno può immedesimarsi e carpire da ogni parola un significato che, magari, nessun altro avrebbe trovato. Proprio per recuperare queste sfumature, uniche della vita dovremo mettere in moto ciò a cui l’arte si rivolge secondo Fausto Melotti, architetto visionario ed eclettico. «L’arte è stato d’animo angelico, geometrico. Essa si rivolge all’intelletto, non ai sensi», Fausto Melotti 1935.

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