PIUTTOSTO, SCHEDA BIANCA

È ormai da più di un anno che ogni lunedì sera un sempre abbronzatissimo Fabrizio Masia divulga, attraverso il telegiornale condotto da Enrico Mentana, le intenzioni di voto degli Italiani. Tralasciando le variazioni da qualche decimo di punto, la settimana scorsa il primo partito italiano, con un aumento dell’adesione di oltre il 4%, è stato quello dell’astensione, al 33,7%.

Certo, noi Italiani non abbiamo sempre avuto un senso del dovere civico molto radicato: è stato infatti Mussolini a smuovere il popolo dalle poltrone per quelli che, alla fin fine, erano dei plebisciti, più che delle elezioni; tuttavia l’affluenza alle urne è sempre stata un vanto nei confronti degli altri Paesi. Che poi il risultato del voto lasci quasi tutti insoddisfatti non conta: era ed è un bell’esempio di espressione  della democrazia.

Ecco perchè è triste quel 33,7%: significa che stiamo perdendo quel piccolissimo spazio di libertà che avevamo. Non c’è dubbio che la politica in questi ultimi anni abbia nutrito –e non poco- la saggezza popolare, quando afferma che al peggio non c’è mai fine; bisognerebbe ricordare tuttavia che i politici sono i rappresentanti della volontà del popolo. A poco serve lamentarsi dei listini bloccati, dell’assenza della possibilità di esprimere una preferenza nominale: anche una croce su un simbolo è rischiosa, perchè ha un grande valore.

Su Facebook sempre più numerose sono le condivisioni di statistiche che confrontano parlamentari italiani e internazionali, immagini della Camera dei Deputati con uno screen che invita a buttare tutto nel cestino, aforismi attribuiti a Mark Twain, per cui “se votare facesse qualche differenza, non ce lo lascerebbero fare”: il problema è che l’antipolitica non è la soluzione del problema. Aiuta a sfogarsi –indignarsi è più che doveroso- ma nulla di più.

Quindi, per protestare contro una  classe dirigente indegna di questo titolo, è più giusto andare a votare ad ogni occasione e lasciare la scheda in bianco: l’assenza fa notare meglio di qualsiasi altra cosa il vuoto che si è creato tra società civile e suoi rappresentanti. Astenersi equivale a non voler far parte di questa situazione, ma non c’è nulla di più antipolitico che non partecipare della cosa pubblica: “Libertà è partecipazione”, cantava Gaber.

Anche perchè, se si dice che i politici riflettano il popolo che rappresentano, dovremmo sfogarci contro noi stessi, che abbiamo dato loro il nostro voto.

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