18 LAMPADINE “CATERINA DE’ MEDICI”

Tra le arancioni foglie cadenti e le dolci nostalgiche castagne da assaporare, l’autunno dovrebbe prender forma con la lettura di un libro capace di ispirarlo per tutta la sua durata. La lettura inaugurale del mio autunno è “Mr Gwyn”, l’ottavo romanzo di Alessandro Baricco.

L’inizio del racconto si affaccia sul rifiuto di Mr Gwyn, un famoso scrittore londinese, di continuare a creare libri, lavoro che vuole sostituire con un altro: il copista, in particolare il copista di ritratti composti da parole. Si chiude in uno studio creato ad hoc e e lascia che questa sua creazione diventi un dono per le persone che lo incaricano di farne uno. Un aneddoto che spiega quanto sia inconsueto il suo lavoro è il fatto che lo studio dove scrive Mr Gwyn è arredato con diciotto lampadine “Caterina de’ Medici” appese al soffitto, un tappeto di suoni che dura per 68 ore e qualche macchia di umidità ben riprodotta.

Il racconto regala la particolare sensazione di avere a disposizione una lunga e accurata descrizione di tutto quello che accade, sebbene sia breve e accuratamente sintetico, in ogni caso esente dal creare dubbi.

Baricco racconta una storia atipica senza servirsi di personaggi improbabili, uno scrittore e una segretaria, facendo ruotare attorno a loro soggetti davvero curiosi e insoliti. L’autore ripropone uno dei temi centrale di tutta la letteratura: il significato della vita. La spiegazione che ne da però è talmente semplice e così inaspettata che si rimane intrappolati per giorni a capire se anche la propria vita sia effettivamente ciò che è descritto nel libro: «Jasper Gwyn mi ha insegnato che non siamo personaggi, siamo storie».

Quello che Mr Gwyn cerca di mettere in atto inventando questo nuovo modo di ritrarre è identico a quello che Baricco si propone di fare scrivendo la storia, cioè riprodurre un ritratto di se stesso. Forse è ciò che inconsapevolmente tutti vorremmo saper rappresentare.

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