MARIO NARDONE

Il fatto che la RAI stia vivendo una fase di profondo declino, credo sia sotto gli occhi di tutti. Ciò si riscontra soprattutto nelle scelte degli spettatori più giovani, i quali hanno escluso, ormai da tempo, l’offerta di Viale Mazzini dalle loro preferenze televisive, reputandola troppo “polverosa” e retriva. Questo continuo distacco, tuttavia, non consente di apprezzare quei rari “bagliori di luce” che i palinsesti Rai emanano inopinatamente. E fra questi, annovero senza dubbio la recente fiction su Mario Nardone, una storia italiana ignota a molti, ma che merita veramente d’esser menzionata.

Mario Nardone è stato, anzitutto, un commissario di polizia realmente esistito. Sebbene le vicende di cui si è reso protagonista ed il ritratto che ne offre la fiction rivelino un personaggio degno della migliore tradizione letteraria di romanzi polizieschi, Nardone è stato una vera leggenda nella Milano del dopoguerra, dove si è affermato grazie ad un’etica radicata e personalissima, «che fonde il rispetto della legge con la comprensione degli uomini». Nato nel 1915 a Pietradefusi (in provincia di Avellino), nel 1946 viene trasferito d’ufficio a Milano, dove arriva con l’etichetta di giovane funzionario di strada irruento e insubordinato. Nardone, invece, dimostra subito di essere un poliziotto valido e tenace, dotato di una straordinaria capacità investigativa, associata a «rare doti di intuizione e penetrazione psicologia, qualità che lo porteranno a risolvere molti casi spinosissimi». La brillante conclusione di questi ultimi, gli consente ben presto di organizzare i suoi uomini secondo metodi e criteri di indagine, in passato aspramente contestati dai suoi superiori: nasce così un nuovo tipo di squadra, definita “mobile” «perché si muove, con automobili adeguate, lungo tutto il territorio, organizzato secondo le varie competenze e le diverse sezioni. Il tutto veniva coordinato da un ufficio centrale». Nardone «riversa i suoi uomini in strada e li infiltra tra le file della malavita, che non esita a combattere con le sue stesse armi». Inoltre, egli è il primo ad intuire la necessità di una fitta rete di informatori, imprescindibile per acquisire certe soffiate utili ad arrestare pericolosi criminali ed a stroncare, sul nascere, crimini efferati. Negli anni, diventa l’icona di una Polizia efficiente e moderna. Non a caso, è sempre lui ad inventare il primo numero di emergenza, il 777, antesignano del 113: i cittadini vengono arruolati nelle forze dell’ordine grazie ad un semplice gesto, la telefonata, che di fatto avvia le indagini.

Mario Nardone è stato un poliziotto lungimirante e sagace, grande conoscitore della natura umana, ma è stato soprattutto un uomo onesto e sensibile, innamorato del suo lavoro, della sua famiglia e di una città, la Milano crepuscolare del dopoguerra, che ha conquistato ed appassionato con i suoi casi, con il suo coraggio e la sua proverbiale ironia.

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