RESISTA, MINISTRO

Le affermazioni del Ministro Fornero, ultimamente, hanno la straordinaria capacità di far trovare un punto di incontro alle diverse parti sociali del Paese. Le citazioni del Ministro, prese a mo’ di affermazioni sui massimi sistemi, non fanno in tempo ad essere divulgate dalle varie agenzie di stampa che subito, dal Segretario della CGIL, Susanna Camusso, al Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è una primavera di critiche – spesso dettate più dall’emozione del momento che da una vera e propria riflessione.

L’ultima, in ordine di tempo, riguarda i giovani italiani che, nella ricerca di un lavoro, sembrerebbero essere troppo selettivi – “choosy”, per riportare il lessico del Ministro. Non l’avesse mai detto: oltre alle critiche di cui sopra, in rete vince l’ironia – sempre benvenuta, sia ben chiaro – ma anche storie di giovani cui la fortuna ha proprio dato le spalle.

Invece di gridare allo scandalo, conviene leggere qualche dato. La disoccupazione giovanile in Italia è al 37% (OCSE), i NEET, che raggruppano i disoccupati e gli sfiduciati a tal punto che non cercano lavoro, sono circa 2 milioni (ISTAT). Eppure, da uno studio di Confartigianato, ci sono poco meno di 150.000 posti vacanti, certo non sufficienti per i 2 milioni di NEET, ma è evidente lo iato tra i dati.

I lavori per cui non si trovano dipendenti sono sarti, panettieri, pasticceri, falegnami e cuochi: tutti lavori manuali per i quali la laurea non è necessaria. Che il Ministro Fornero intendesse riferirsi a questi dati, quando disse il famigerato “choosy”, non è certo, ma di sicuro ci si può riflettere.

Ogni genitore spera che il proprio figlio abbia successo nella vita; tuttavia, spesso si tende ad identificare il successo con gli studi e i soldi che si recepiscono grazie ad essi: equiparare il titolo di studio agli introiti è facile, ma non sempre è vero, tant’è che tantissimi laureati sono disoccupati (circa 300.000). Sembra quasi che fare il sarto o il falegname sia considerato meschino, o comunque troppo umiliante per un giovane italiano.

Chiunque, se lo vuole, può laurearsi, ma non tutti sono portati allo studio, come non tutti sanno giocare a calcio, o non tutti sanno suonare uno strumento. Bisogna essere realisti e, in tempo di crisi, materialisti: se non c’è passione per lo studio, la laurea serve ancora meno per trovare lavoro; anzi, agisce quasi da deterrente.

Meglio allora rimboccarsi le maniche, alzare il sedere dalla poltrona e andare a cercare lavoro dove è richiesto, dopo essersi chiariti con il Ministro Fornero. (Che, tra parentesi, ricevuta la nomina di Ministro nel novembre del 2011, sembra abbia detto ma perchè mi fai questo, Mario?).

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