UNA CROCE SUGLI ULTIMI 12 ANNI

Vince l’astensionismo. Questo è il commento unanime che trapela dai principali quotidiani nazionali e locali, nel day after delle elezioni regionali in Sicilia. I dati sull’affluenza certificano un astensionismo senza precedenti (solo il 47 % degli aventi diritto si è recato alle urne), che si coglie in modo ancor più evidente nella lettura dei risultati: Rosario Crocetta viene eletto nuovo presidente della Regione Siciliana con 617.073 voti. Un risultato inferiore a quello conseguito da Rita Borsellino nel 2006 (quando, con quasi il doppio dei voti di Crocetta, perse contro Cuffaro) e da Anna Finocchiaro nel 2008 (quando le 886.044 preferenze ottenute dalla senatrice del Pd furono doppiate da Raffaele Lombardo, che prevalse con un milione di voti in più). A Crocetta, invece, è sufficiente il consenso di appena il 14% fra gli elettori aventi diritto, per conquistare Palazzo d’Orleans: si tratta, senza dubbio, della percentuale vincente più bassa da quando esiste l’elezione diretta del presidente della Regione in Sicilia.

Ha ragione Bersani, dunque, quando definisce “storici” i risultati di questa anomala tornata elettorale: di certo, però, non c’è molto da festeggiare per il Pd, se la prima agognata vittoria in Sicilia, coincide con un drastico calo delle preferenze (dai 22 punti percentuali del 2008, agli odierni 14), tale da impedire persino il raggiungimento di una maggioranza: la coalizione del neo presidente ha ottenuto 39 deputati su 90, ne mancano 7 per poter approvare anche la più futile delle delibere. Diciamo allora che, sul Pd, l’analisi più icastica risulta essere quella offerta da un altro Bersani, quello di Maurizio Crozza: «Abbiam vinto con Crocetta, che è un omosessuale del Pd, ma gli elettori siciliani si sono dimostrati maturi…e sono passati sopra al fatto che Crocetta fosse…del Pd».

In ogni caso, al di là della vicenda elettorale, il “personaggio” Crocetta merita un paragrafo a parte. «Poeta e perito chimico. Icona antimafia e gay dichiarato. Sindaco comunista e fervido credente». In Rosario Crocetta, nonostante la rocambolesca vittoria, c’è tutto il potenziale per una rivoluzione che in Sicilia si aspetta da ormai troppo tempo. Certo, tutto è ancora da dimostrare, però i suoi “precedenti” (per una volta non penali) e le prime dichiarazioni lasciano ben sperare: «Taglierò il mio stipendio del 50%» ha annunciato martedì sera a Ballarò, prima di aggiungere: «La prima legge che proporrò è la seguente: gli indagati di mafia, corruzione e associazione a delinquere non potranno ricevere né incarichi dalla regione, né presentarsi come candidati». Demagogia post elettorale? Vedremo. Intanto, almeno in Sicilia, certe dichiarazioni è importante anche solo tornare a sentirle…

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