LA STELLA DI DAVID

Sono passati quasi 5 mesi, eppure l’intervista rilasciata da Beppe Grillo al tabloid israeliano Yedioth Ahronoth non ha attecchito nella cronaca quotidiana, non è stata diffusa quanto altre interviste – sia allo stesso Grillo sia ad altri politici -, non ha causato quella prevedibilissima e noiosissima masnada di polemiche retoriche che ogni proclama pentastellato genera quasi sua sponte.

Tralasciando certe opinioni personali che, in quanto tali, sono più o meno condivisibili, dalle risposte di Grillo traspare un’ingenuità così elementare da sembrare autentica.

Si prenda ad esempio la questione delle traduzioni: dato che c’è un’associazione filo-israeliana, ai cui vertici ci sarebbe un ex agente del Mossad, che diffonde in inglese e gratuitamente le notizie del continente asiatico, Grillo sostiene che suddette notizie siano mistificate: le prove sono nel fatto che Ken Livingstone, sindaco di Londra dal 2000 al 2008, usava “testi arabi con traduzioni indipendenti” che gli avrebbero rivelato cosa accadesse per davvero, non fidandosi dell’agenzia di cui sopra, denominata MEMRI.

A parte il fatto che non in tutto il Medio Oriente si parla l’arabo – in Iran la lingua ufficiale è il farsi – Grillo ipotizza quasi un complotto internazionale: sempre a causa di quelle scorrette traduzioni non imparziali, i discorsi di Osama bin Laden sarebbero stati falsificati; la guerra civile in Siria in realtà sarebbe uno scontro tra l’esercito siriano e “agenti infiltrati” non meglio identificati, perchè “ci sono cose che non possiamo capire”; Ahmadinejad non intende distruggere Israele, “lo dice e basta”. Che sia chiaro: Grillo non è il primo ad accusare il MEMRI di partigianeria e  Israele non va sempre difeso ad oltranza. Tuttavia, per quanto Grillo dica che sono gli altri ad essere influenzati e parziali, bisognerebbe che prima non lo fosse lui, dato che ha avuto queste rivelazioni da suo suocero, che è iraniano. Come sua moglie e i parenti di lei, tra cui un cugino, che costruisce autostrade, sempre in Iran, e che gli dice che non sono affatto preoccupati.

Il paragone tra questa concezione delle cose e quel documento, apparso sul suo blog il 7 dicembre 2005, in cui si informavano i cittadini della pericolosità di certi prodotti alimentari in quanto cancerogeni, è fin troppo facile. Le analisi di quei prodotti sono state condotte – parola degli stessi tecnici intervistati da altri blog – con un metodo assolutamente non scientifico: due, tre campioni prelevati da un’unica confezione acquistata in un supermercato adiacente a  stabilimenti industriali.

Fin troppo facile, davvero.

Annunci