GIANLUCA MINISCALCO, SINDACO DI PADOVA!

Capitano quelle sere che ti ritrovi a camminare per strada, solo, in una Padova deserta. Con la stazione alle spalle, percorro via Trieste, per poi guadagnare il Listòn, con le sue vetrine dall’aria già vagamente natalizia, e mi fermo a leggere gli annunci abusivi attaccati maldestramente a lampioni decrepiti.

Accanto alle consuete offerte di lavori domestici, appelli alla riunione del popolo moldavo e profili di badanti referenziate, c’è lui. Miniscalco Gianluca. Si candida alla carica di sindaco di Padova, con l’umiltà di perseguire l’impresa dal basso, parlando alla gente comune: quella che, per strada, si incanta a leggere i manifesti. Per quanto palesemente visionario, sembra pragmatico : nessun cenno autobiografico, se non il sostegno di un non meglio specificato “amico di Maserà”, che gli attribuisce un serio “sentimento politico”.

Forse per lui parlano i fatti, il programma. Parte già bene – penso – considerando la propensione dei componenti del nostro Olimpo politico a parlarsi addosso e di se stessi, ciascuno intento a coltivare il proprio ego e ad ammiccare all’elettorato come fossero rockstar.

Ed eccolo il programma, ingenuo e bellissimo, incentrato sulla sicurezza, come da tempo è di moda nelle nostre città: “combattere la criminalità organizzata e l’accatonaggio, cioè quelli che fanno criminalità chiedendo l’elemosina; combattere lo spaccio di droga e la prostituzione, e il ricavato sia devoluto in opere sociali, regolarizzazione dei venditori abusivi”. Il tutto tramite il massiccio impiego di “telecamere collegate alla centrale di polizia”.

Ma non si ferma qui, perchè il manifesto vanta tre titoli: sicurezza, efficienza strutture, rispetto e accoglienza: eccolo allora offrire lavori socialmente utili per i disoccupati e promettere la ricostruzione di fognature e l’asfaltatura di strade, e addirittura bizzarri uffici comunali con orari “diversi tutti i giorni”.

Insomma, l’imitazione in buona fede di mille programmi leghisti, unita all’attenzione per le piccole e grandi difficoltà quotidiane di un normale cittadino. Ma non solo, perchè nel suo manifesto corre anche la voce “rispetto e accoglienza”: desidera infatti una comunità aperta all’accoglienza, seppur quest’ultima sia oculatamente bilanciata dalla clausola “nel rispetto delle leggi vigenti“. Bisogna promuovere l’integrazione etnica, specialmente rumena e moldava, addirittura anche attraverso strutture di incontro, quali i luoghi di culto.

Eccolo: nonostante l’inesperienza, il candore, e forse anche una forte vena di follia, un anonimo volantinatore, in un Veneto da decenni consapevolmente stimolato a dare il peggio di sè da un’astuta congerie di politicanti, è riuscito proporre meglio di quasi un’intera classe politica. La sicurezza, ma anche l’integrazione. Il controllo, le videocamere, ma anche le moschee.

Probabilmente il programma politico di un folle, che però riesce ad avere più buon senso di chi, le moschee, nemmeno voleva sentirle nominare, e ne esorcizzava la costruzione portandovi, sul luogo, maiali al guinzaglio. “(…) Costruire case per chi vuole ricominciare da zero, riparando ai propri errori”. In bocca al lupo, Gianluca Miniscalco!

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