DUE ZOLLETTE, GRAZIE

Capita, ormai troppo spesso, di sorprendere conoscenti a ripetere battute, apparentemente brillanti, assai simili a quelle che avevano, in modo disinvolto, esternato davanti a voi. Prendendo spunto da questo mi è tornata in mente una band che si trova agli antipodi rispetto all’irresistibile dèjà vu: the Smiths! La totale assenza di banalità può capirsi anche pensando al loro nome: Smith è il cognome più in uso nella grande isola britannica ed è stato scelto per rendere più evidente il rifiuto verso il conformismo. Iniziamo dal principio. Tra Abba e Paul McCartney, a Manchester nel 1982, continuano ad essere presenti nell’immaginario collettivo i Rolling Stones e i Beatles come cima intramontabile di tutta la musica, saltando a piè pari Doors e Joy Division. Per chi intende la musica come arte, soprattutto comunicativa, non solo intesa come ausilio al battito delle mani o ai movimenti frenetici del corpo, che si svolgono nelle “sale-danza” (così definite in Eden dei Subsonica), è intuitivo capire la sterminata siccità musicale di quegli anni, background perfetto per l’avanzare nella scena rock indipendente di un poeta che, oltre a conoscere la musica, ha un bagaglio culturale ampio e totalmente diverso da tutto quello cui si era stati abituati fino ad allora: Steven Patrick Morrissey. Questo figlio di immigrati irlandesi incontra (che casualità!) un altro figlio di immigrati irlandesi, Johnny Marr, per compiere la più insolita a e particolare ondata poetica mai sentita in tutto il Regno Unito.

«Portami fuori stanotte dove c’è musica e c’è gente giovane e animata viaggiando nella tua auto mai e poi mai vorrei tornarmene a casa perchè non ne ho più una(…) Se un autobus a due piani si schiantasse contro di noi morire al tuo fianco sarebbe un modo celestiale di farla finita (…) morire al tuo fianco sarebbe un piacere e un privilegio per me» (There is a light that never goes out)

I testi, anche se semplici, riescono a rievocare atmosfere sfuocate, provenienti da notti passate tra persone da conoscere e drink da rubare per riequilibrare vite, difficili da capire. Per non vedere sempre la vita tutta rosa si consiglia “Panic” da gustare per strada con una tazza di thè e «due zollette, grazie »(Reel around the fountain).

http://www.youtube.com/watch?v=9AlH2oYedfk

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