I.L.V.A.

L’Italia, purtroppo, è il Paese del te l’avevo detto, del nulla di nuovo sotto il sole, del meglio tardi che mai – tutto insieme. Genetiche, culturali o storiche che siano, le cause per cui sono ben noti gli stereotipi sugli Italiani in tutto il mondo danno più ragione a chi crede nella ciclicità della Storia rispetto a chi ne sostiene la linearità.

In Italia si posticipa, si rimanda, si cerca di rimediare ma non si previene, dal terremoto che ha colpito l’Abruzzo all’approvazione della legge di bilancio, fino alla questione dell’ILVA di Taranto, così discussa ultimamente. Il Consiglio dei Ministri ha licenziato il decreto per cui la struttura può continuare a produrre acciaio, fintanto che la famiglia Riva, che ne ha la proprietà, si impegni a stanziare 4 miliardi di euro per mettere a norma gli impianti, pena la nazionalizzazione degli stessi.

È stato definito come il decreto dei 3 salva: salva ambiente, salva salute, salva lavoro. Probabilmente, nessuna delle tre si salverà, anzi. L’ambiente è già stato inquinato, la salute ci ha già rimesso, e dato il coinvolgimento di componenti della famiglia Riva, che secondo indiscrezioni stanno già cercando a chi vendere, il lavoro non verrà affatto salvato.

Prima di tutto, è alquanto inusuale – e leggermente autoritario – che il governo possa ribaltare un giudizio della magistratura con un decreto: è uno scontro tra poteri dello Stato in piena regola. Ma tralasciando tale questione, a breve il mandato dell’attuale governo scade, e per quanto Monti possa tornare a guidarlo, i tempi morti della politica italiana sono fin troppo noti.

Delle due l’una: se il decreto è stato redatto in buona fede, allora pecca di ingenuità, in quanto è piuttosto improbabile lo stanziamento  dei 4 miliardi di cui sopra, quando vendere è più utile, veloce ed economico. Con il rischio che l’ILVA sia acquistata da gruppi stranieri, così che l’industria italiana sia menomata ancora di più – senza contare probabili licenziamenti e la non garanzia del rispetto delle norme per salvaguardare l’ambiente  e la salute. Tipico di un governo formato da professori, banchieri e imprenditori. Se invece lo si è scritto giusto per rimandare la questione al governo che riceverà il mandato dopo le prossime elezioni, si torna alla questione atavica di questo poco lungimirante comportamento italico.

Che sia per scaramanzia, per paura,  per puro tornaconto personale o altro, non ci si smentisce mai: siamo e resteremo Italiani Lacerati da Vizi Antichi.

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