GALILEO CI HA RIMESSO IN SALUTE!

Avete mai pensato a quante associazioni di idee possono essere fatte anche solo nell’arco di mezza giornata? Io ho riflettuto su una in particolare, proprio prima del periodo della laurea: quella tra tesi e…ansia! Ansia, dal latino tardo angere, stringere, non può essere parola più azzeccata per descrivere il momento in cui, ad un certo punto del tuo percorso universitario, inizi solo a pensarla la parola tesi! E in fondo, come potrebbe essere diversamente? Già nella Francia di fine Seicento la tesi (intesa come tesi di dottorato), era quella pratica universitaria che permetteva di chiudere la propria carriera scolastica per avviarsi a quella lavorativa (che ultimamente scarseggia un pò). Oggi è quel “fascicoletto” che permette di chiudere con i libri di materie noiose, chiudere con professori un pò burberi, chiudere con notti insonni, e chi più ne ha più ne metta. Il sogno di ogni studente. Ma vogliamo spaziare nei secoli: quando si tratta di tesi vengono in mente le dissertazioni dei grandi filosofi, dei pensatori, dei matematici che si trovavano a dialogare “mettendosi davanti” a vicenda delle idee. Tesi, infatti, deriva dal greco thésis, che significa proprio “posizione” e sostenerne una voleva dire porsi davanti a qualcuno con una precisa idea, assumendo una posizione intellettuale che si era chiamati a difendere. Ma tesi significava anche prepararsi alle conseguenze che tali idee potevano portare. Pensiamo al processo di Galileo a causa della sua tesi eliocentrica contro Tolomeo; o a Lutero che sfida la Chiesa con le sue 95 tesi. Diciamo che tesi è una parola secca e altisonante che si portava dietro un bel po’ di responsabilità. Lo stato d’ansia dello studente moderno è quindi più che giustificata; anche perché, ammettiamolo, chi è che, di fronte ad una commissione di laurea, non si è sentito un pò Galileo davanti al tribunale?

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