UN’OCCASIONE PERSA

L’epilogo, ampiamente annunciato in settimana, è finalmente arrivato: Bersani ha vinto le primarie. Ora il centrosinistra ha il suo leader, che poi è lo stesso di prima, però legittimato dal voto di tre milioni di italiani. Dunque, un leader forte (così lo ha definito stamani Giannini), che molti già etichettano come il “favorito” alla vittoria delle elezioni politiche del 2013. Eppure, io ho altre sensazioni…

Anzitutto, provo un grande rammarico, non tanto per l’esito delle primarie, ma piuttosto per la loro genesi. La candidatura di Renzi, infatti, è nata da un impeto di impazienza, che io reputo del tutto legittimo, perché “nella vita arriva un momento in cui il vero rischio è quello di non tirare il rigore, non quello di sbagliarlo: il vero rischio è restare in panchina”. E i risultati di queste primarie certificano, senza dubbio, che Renzi un posto nell’11 titolare lo meritava davvero. Magari non da capitano – quindi non da leader – però di certo non in panchina.

E, invece, l’assetto del Pd non ha contemplato alcuna soluzione diversa dalla scalata al vertice, essendo ancora impregnato di una concezione granitica del Partito. Non a caso, Aldo Cazzullo individua il vero limite di Bersani proprio nel “radicamento alla storia del Partito ed alla cultura, che nel frattempo però è molto cambiata. Per questo la prova decisiva non è stata quella delle primarie, ma sarà il voto nazionale di inizio 2013”. Appunto. Oggi tutti danno il Pd per favorito, ma considerare il 40% dei voti dei rottamatori già saldamente nelle mani di Bersani sarebbe un grave errore, sebbene quella di Renzi sia un’idea “diversa” di centrosinistra, che solo l’impossibilità di manifestarla, a suo tempo, ha reso “alternativa”. Molti punti del suo programma, infatti, potevano e dovevano essere accolti subito (così da presentarsi alle primarie con un solo candidato del Pd).

Ora che si è arrivati allo “scontro” e le primarie sono finite… Renzi ha perso, ma il Pd ha perso Renzi («torno a fare il militante»): è questo potrebbe rivelarsi un boomerang letale. Anche perché, secondo l’ultimo sondaggio di Roberto D’Alimonte per il Sole 24 Ore, oggi una coalizione di centrosinistra guidata da Bersani arriverebbe a quota 35%, mentre una capeggiata da Renzi sfiorerebbe il 45%! Un distacco di ben 10 punti percentuali, che, come sottolinea Giannini, si deve alla capacità del sindaco fiorentino di sfondare “il perimetro tradizionale, pescando consensi un pò ovunque. Nel centro moderato […], nella destra sbandata […], nell’area della protesta o dell’astensione”. In altre parole, l’aver evitato il dialogo con Renzi, costringe ora Bersani a trattare con Casini, Fini, Montenzemolo, Monti o chicchessia per conquistare i voti dell’area moderata. Per questo credo sia stata sprecata una grande occasione: quella di avere un Pd con una dimensione maggioritaria.

– «Renzi lancia la sua sfida: Chi è deluso da Berlusconi venga da noi», Maria STRADA (Corriere della Sera) 
– «Bersani: Meglio affidabile che carismatico», Aldo CAZZULLO (Corriere della Sera) 

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