SIAMO TUTTI SALLUSTI. O FORSE NO

Un giornalista sta valorosamente lottando per la libertà d’informazione e di stampa. In tempi di corruzione e miseria intellettuale, pare ergersi svettante la figura di un nuovo eroe civico. Pronto a finire in carcere pur di non scendere a compromessi col Potere, quello vero. Il quale, perseguendo il sempre valido adagio “colpirne uno per educarne cento”, mettendo a repentaglio i diritti di Alessandro Sallusti, vuole imbavagliare un’intera nazione. Al punto che pare si stia muovendo, con l’attivismo che da un po’ lo connota, persino il Presidente della Repubblica. Che pensa alla grazia.
Un martire dell’informazione. Un testimone moderno della disobbedienza civile. Un nemico politico, rappresentante di un ancien regime ormai decaduto, e ora chiamato a scontare la sua vicinanza a quel potere ormai sconfitto. O forse no.

Alessandro Sallusti, giornalista professionista dal 1981, per un certo periodo collaboratore di Indro Montanelli al Giornale, è stato sì condannato, prima in Appello e poi in Cassazione, ad una pena detentiva pari a un anno e due mesi di carcere. Ma non per un reato d’opinione, come spesso si è letto e come ancora oggi da più parti si afferma. L’equivoco nasce da un palese – e non si sa quanto inconsapevole – equivoco giuridico: Sallusti infatti è stato giudicato reo per aver pubblicato notizie false.

E’ successo infatti che nel Febbraio 2007, su Libero, appare un articolo che – lo si saprà solo dopo – diffama il giudice tutelare Cocilovo. Con questo titolo: “Il giudice ordina l’aborto. La legge più forte della vita”. E con questo incipit: “Una adolescente di Torino è stata costretta dai genitori a sottomettersi al potere di un ginecologo che, non sappiamo se con una pillola o qualche attrezzo, le ha estirpato il figlio e l’ha buttato via. Lei proprio non voleva”. Il giudice avrebbe allora “decretato l’aborto coattivo” , tessendo così un velo di malefica complicità tra medicina e magistratura. Insieme, fan fuori un piccolino e straziano una ragazzina. “Per ordine di madre, padre, medico e giudice”.

Ma era tutto falso: la Cassazione ha difatti accertato che “la giovane non era affatto stata costretta ad abortire, risalendo a ciò una sua autonoma decisione,e l’intervento del giudice si era reso necessario solo perchè mancava il consenso del padre”. Del resto, un giudice non potrebbe mai decidere l’aborto: semplicemente autorizza a procedere, cioè verifica le condizioni di piena libertà morale della minore. Il caso poi era già chiaro all’indomani della pubblicazione, in quanto l’agenzia Ansa aveva prontamente corretto l’informazione in una serie di quattro dispacci.
E ancora: l’autore dell’articolo non era allora identificabile in quanto coperto da pseudonimo. E’ per questo che direttamente responsabile veniva a essere il direttore della testata.

“E’ davvero molto grave che si arrivi ad ipotizzare il carcere per un collega su un cosiddetto reato d’opinione” scrisse a suo tempo Ferruccio De Bortoli; “non si può andare in galera per un’opinione”, concorda Ezio Mauro. Ma quest’opinione, dov’è?

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