È GRADITO L’ABITO SCURO

«Smoking sul Nilo. Per la verità ci eravamo mossi un po’ tardi ma non pensavamo che il continente africano, a Capodanno, fosse esaurito come una prima alla Scala». Questo stralcio di modernità è stato trovato in “É gradito l’abito scuro” di Luca Goldoni (libro salvato dalla polvere di un mercatino ma comunque pieno di valore), accompagnato da molti altri, colmi di critiche ironiche e schiette al nostro Bel Paese.goldoni

In queste pagine si può trovare una rappresentazione della realtà resa come se l’autore la stesse osservando nel bel mezzo di una visita guidata allo zoo: Goldoni mostra, una dietro l’altra (la zebra, poi il leone e finalmente la giraffa), le caratteristiche più particolari e insensate dell’uomo-donna italiano. Ci si sorprende a sorridere intravedendo noi stessi nel racconto presentato: chi non cambia scarpe o scii ogni anno solo perché la moda lo impone, senza averne un reale bisogno materiale? (Ha logicamente senso?) Quanti vanno in Egitto a trascorrere il Natale solo perché ci vanno tutti gli amici, sperando di trovare per pranzo le lasagne alla bolognese?

Inoltre, parlando del bisogno, di ogni uomo, di trovare un punto di incontro con l’altro per poter passare del tempo discutendo (per esempio dal medico, dalla suocera, in coda al supermercato), Goldoni ha avuto la geniale intuizione di capire che l’argomento di contatto tra noi e gli altri è l’insonnia! Il fatto che tu, come me, non dormi mi porta ad avere simpatia per te e soprattutto voglia di parlarne solo con te! Banale? Senza senso? Si, ma questi siamo noi! Con questi insensati esempi viene spiegata, in modo chiaro, la relazione interpersonale ed allo stesso modo vengono esplicati molti altri nostri comportamenti. Naturalmente tutti i racconti sono pervasi da una sottile ironia che, pensando alla banalità delle immagini che vengono rievocate, sfocia in una amara consapevolezza di ciò che l’uomo deve evitare di diventare.

Questa chiara e cristallina boccata d’aria, che sostituisce il solito conformismo sfrenato, è sorprendente visto l’anno di pubblicazione: 1972! A mio avviso il fatto che siano passati quarantanni dalla prima edizione del libro fa capire quanto l’uomo, seppur calpestato dal processo tecnologico, sia sempre lo stesso animale sociale di cui parlava Hobbes e quanto, col passare degli anni, perda tutta la simpatia che ha sempre provato per se stesso.

È consigliata la lettura di questo libro sotto un caldo sole estivo, con l’ausilio di una camicia hawaiana, in stile anni novanta, non abbottonata, e con “Golden Brown” dei The Straingers in sottofondo!

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