MI VIENE DA RIDERE

In questo momento nel mondo alcune persone dormono, alcune mangiano, alcune camminano, alcune leggono, alcune scrivono, alcune danzano, suonano, altre fanno l’amore…e altre persone ridono.È un dato di fatto che tra gli istinti più spiccatamente umani risalti anche il riso, con la sua irresistibile potenza nel far mutare allo stesso modo i nostri volti e le nostre espressioni. Ridere è bello. È ciò che può donarci un senso di felicità e contentezza anche nei momenti tristi e difficili; un momento che può trasformare la giornata fino ad allora piatta e noiosa in qualcosa di piacevole, regalandoci una sensazione che vorremmo custodire a lungo, ma che inevitabilmente svanisce con più o meno lentezza. Insomma, è una cosa che nel complesso ci fa sentire meglio. Sono mille i motivi che possono suscitare la nostra ilarità durante la giornata. Ci capita di sentire qualche battuta divertente o doppio senso, a volte assistiamo a qualche scena buffa, il nostro amico o amica ci raccontano qualche fatto esilarante, ci imbattiamo in persone dall’aspetto o dal comportamento comico o dotate di travolgente simpatia. A volte ci basta vedere il nostro gatto dormire in posizioni di per sé poco probabili dal punto di vista anatomico per farci ridere. Per non parlare poi dell’effetto contagioso di una risata anch’essa poco probabile, più fonicamente vicina ad un verso animalesco che a una composta manifestazione umana.

Potremmo dire che una persona che apprezza l’aspetto comico della realtà ha un buon senso dell’umorismo. Il quale umorismo è una cosa che accomuna un po’ tutti, chi più chi meno, oltre ad assumere un valore storico come concetto approfondito, sviscerato e definito da filosofi, scrittori e scienziati d’ogni tempo. Henri Bergson scriveva che «non vi è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano» (Il riso. Saggio sul significato del comico). Per Luigi Pirandello il comico si esprime come “avvertimento del contrario”, per esempio la semplice intuizione del lato comico di una persona; mentre l’umorismo diventa il “sentimento del contrario”, una sorta di riflessione attorno allo stesso soggetto che però ci porta a comprenderlo meglio. L’interpretazione di Freud non poteva che essere psicoanalitica: il linguaggio comico permette all’individuo di esprimere consciamente pensieri che normalmente sono soggetti all’inibizione psichica del Super-Io, mentre il riso si manifesta come ricompensa nell’individuo che dopo aver aumentato la sua attenzione, credendo di ascoltare un discorso serio e logico, rilascia l’energia accumulata in questo processo, sottoforma di risata, quando si accorge dell’elemento comico. (Il motto di spirito). Oggi i neuroscienziati sono riusciti addirittura a dimostrare che il cervello reagisce agli stimoli divertenti in maniera differente nei due sessi.

Si tratta di un fenomeno tanto comune e affascinante quanto incompreso. E senza dubbio utile: una misurata dose di pronto umorismo può servire a sdrammatizzare, a porre fine a silenzi imbarazzanti, ad esprimere pensieri che suonerebbero aggressivi senza esserne velati. Elaborato, rappresenta una forma scherzosa per denunciare situazioni gravi, tragiche, ambigue o ridicole,(ne è un esempio la satira politica). Miscere utile dulci inoltre può rendere i messaggi molto più incisivi. Quindi non dimentichiamoci di ridere.

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