ZEROCALCARE, L’OMERO DELLA GENERAZIONE Y

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Ogni generazione ha il proprio cantore. Per la generazione Y, ovvero quella a cavallo tra gli anni ’80 e gli albori del 2000, la palma dovrebbe andare, quasi indiscutibilmente, a Zero Calcare e al suo omonimo in versione fumettistica.
Costui, al secolo Michele Rech, romano d’adozione e con una carriera iniziata nei centri sociali, è autore di un vero e proprio boom inaspettato. Nato su un blog e quasi per gioco, le storie del suo personaggio, una sorta di alter ego cartaceo, sono diventate libri con migliaia di copie vendute.

Ma Zero Calcare è qualcosa di molto di più: la sua storia, le sue storie, sono simili a quelle vissute in questi anni da ciascuno di noi. Troppo simili i miti dell’infanzia, troppo comuni i modelli di riferimento e anche le paure, i sogni, le aspirazioni. Nonché le fisime, le ossessioni, i rovelli, le contraddizioni.

E i personaggi dell’immaginario funzionali a identificare esperienze e persone della vita reale: a impersonare la madre di Zero, ecco Lady Cocca, dama d’onore di Lady Marian nel Robin Hood disneyano, un classico e un riferimento culturale per tutta una generazione. Per non parlare del maestro jedi di Star Wars, Obi Wan Kenobi, assunto al rango di personale “senso di responsabilità”. Qua e là tra le pagine, spunteranno poi i Dinosauri (erano i tempi di Jurrasik Park), i Nirvana e le camicie quadrettate, Laura Pausini e Dragon Ball, il sergente di Full Metal Jacket e il Leonida di 300.

Qualcosa di più di un semplice testimone. Il suo è un ruolo quasi omerico: canta l’epos di tutti quelli che oggi hanno venti e trent’anni, stretti tra agi e disagi di un’”adolescenza lunga” e le spade di Damocle pronte a pendere sulle loro spalle (al punto che Zero escogita, invenzione geniale, un comodo “porta-spade”, prontamente brevettato). Non a caso, nelle sue storie compaiono anche le parole precariato e disoccupazione.

E come in ogni epopea, non mancano i nemici: ne sono un esempio gli scontri col signor Panatta, rappresentativi di tutta una serie di pregiudizi e della diffidenza reciproca che accomuna, nel conflitto generazionale, giovani e anziani: “dai che non si sa mai, magari è una bestia di satana” ; “dai che non si sa mai, magari quelli sono come Olindo e Rosa” bisbigliano i due ai propri accompagnatori, allontanandosi dopo una lite. E poi gli incontri con gli amici che cambiano: “ossantabrigida, ma tu sei mutata!”, esclama Zero davanti a una vecchia compagna di giochi, da tempo trasferitasi in centro e ormai dalle fattezze al contempo rettiliane e vippettare. Ennesimo nemico, la polizia. In qualità di custode del sistema. Perchè a questa generazione, ricordiamolo, appartengono anche il fenomeno dei no global e gli scontri al G8 di Genova. E le conseguenti crisi di coscienza – saggiamente rappresentata dall’ambientalista indiana Vandana Shiva – di ogni giovane politicamente orientato (a sinistra) di quegli anni, stretto tra l’ideologia kill-a-multi e quell’insana voglia di addentare un Big Mac.

Eppure, altri sono i mostri di questa generazione: quasi invisibili ma giganteschi, colorati frettolosamente di nero e per di più nascosti nell’ombra. Pronti a portare via i sogni infantili di tutti quelli che, negli ultimi decenni del vecchio millennio, ostinatamente cercavano la “leggerezza”.
Così, Zero non ci risparmia niente, raccontandoci dei nostri eroi e anche dei nostri mali. Si racconta e ci racconta. Come un vero cantore. Come in una vera epopea.

per approfondire: http://www.zerocalcare.it

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