A PROPOSITO DI ALIENI…

Recentemente persone conosciute non si sono trattenute dal proferire quello che sapevano sull’esistenza degli alieni. Al di là di certe convinzioni tanto articolate quanto bizzarre,viene da chiederci cosa si conosce attualmente e realmente sulla vita extraterrestre e quali sono i risultati ottenuti da un’impresa scientifica che, a mio parere, è la più affascinante, ardua e speranzosa. Speranzosa perché riflette quanto all’uomo non piaccia stare solo e viva il desiderio di trovare qualcuno come lui, nascosto da qualche parte nell’immensità della galassia. Già trovare forme di vita molto semplice sarebbe una conquista entusiasmante. Se poi scopriremo altra vita intelligente allora avremmo il massimo della fortuna. Ed è proprio a questo che mira il progetto SETI( Search for ExtraTerrestrial Intelligence) che da cinquant’anni scruta le stelle per mezzo di un potente radiotelescopio in grado di captare onde radio provenienti dal cosmo. La speranza degli scienziati a capo del progetto è quella di riuscire a ricevere un segnale artificiale di frequenze radio provenienti da almeno uno dei milioni dei pianeti della galassia, che per alcune loro caratteristiche (massa e distanza dalla loro stella) si presentano come candidati per ospitare la vita. 800 di questi sono stati identificati e alcuni chiamati Super-Terre. Il progetto presuppone che esista almeno una civiltà aliena in grado di inviare segnali del tipo descritto e pertanto evoluta come la nostra,se non di più. E qui sta il grosso problema. Alcune menti ritengono che siamo così evoluti da essere unici nell’intero universo. Altre, come l’eminente biologo Richard Dawkins ,sostengono che sebbene il nostro grado di evoluzione sia frutto di una probabilità praticamente infinitesima, il numero di pianeti della galassia è così grande da far si che la probabilità che esistano popolazioni altrettanto evolute in più pianeti sia comunque molto elevata. Ma si sa, quando si ragiona su numeri troppo grandi o troppo piccoli, le opinioni divergono facilmente. Un altro problema,qualora il segnale atteso venisse ricevuto,sarà decifrarlo. Impossibile accontentarsi di contattare i nostri amici co-galattici senza sapere che cosa ci dicono. Gli scienziati stanno già pensando a possibili strategie. Una cosa certa è che sarà un botta e risposta molto lento. Pensate a fare una domanda e riceverne la risposta dopo mille anni. Un consiglio utile è quantomeno quello di fare domande interessanti.

L’impresa è complicata, il successo tutto fuorché scontato. Ma preferisco pensare che nel giro di uno o due secoli,se non ci saremo autodistrutti, la tecnologia avrà raggiunto un livello tale da superare almeno i problemi iniziali. A complicare ulteriormente il discorso ci aiuta il “paradosso di Fermi”: «se ci sono extraterrestri dove sono? Perché non ci hanno ancora fatto capire che esistono?». In effetti sorprende che non ci siano giunte ancora prove sebbene l’universo abbia la rispettabile età di 15 miliardi di anni. Forse sono rari. Oppure il viaggio interstellare è impossibile. O semplicemente non si pongono il problema di trovare altri esseri come facciamo noi.

Che ci siano o non ci siano, in entrambi i casi mi stupirei. Nel primo sarei d’accordo con Einstein nel riconoscere che ci sarebbe troppo spazio per nulla. Nel secondo verrei conquistato dall’idea che anche la mente, il pensiero, al pari della materia, hanno un loro posto nel tutto.

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