RETORICA

Ormai è diventato tendenza criticare i comici perchè sono demagogici e non avrebbero lavoro se non fosse per i soliti politici, e irridere al contempo chi guarda gli spettacoli dei comici di cui sopra, perchè si lascia abbindolare e non apre gli occhi di fronte al complotto nazional-popolare: della serie, Silvio Berlusconi si è ricandidato solo perchè Roberto Benigni avesse qualcosa di cui parlare nella serata dedicata alla Costituzione italiana su Rai1.

Tralasciando il fatto che andare controcorrente all’opinione generale, proprio perchè è diventato tendenza, è ormai contraddizione in sè e per sè – e tralasciando il fatto che non c’è nulla da vergognarsi se la propria opinione personale coincide con quella generale, almeno finchè è originale e originaria – è da ingenui ritenere i comici colpevoli delle loro parole, per la definizione stessa della parola comico.

Si può discutere sulle ricompense di molte migliaia di euro date a Roberto Benigni, sulla facile caduta nel turpiloquio di Luciana Littizzetto, sul fatto che Maurizio Crozza stia seguendo le orme dell’amico Beppe Grillo, sull’ambiguo ruolo dello stesso Beppe Grillo, nel dubbio che sia ancora comico o sia un politico a tutti gli effetti; senza contare il fatto che se i comici parlano di politica, sono già tutti politici, nel senso etimologico del termine: si interessano alla città, allo Stato, alla società civile.

Quello che bisogna considerare, comunque la si pensi, è che molto spesso i comici agiscono da collante della società: mettono d’accordo una buona parte della popolazione – o meglio, del popolo – e lo fanno cercando di suscitare una buona e sana risata, che è poi un modo per sdrammatizzare. L’ironia e l’autoironia sono essenziali per ritrovare le energie necessarie ad affrontare le sfide come popolo e come nazione.

Se, per assumere quel ruolo, i comici hanno bisogno di essere retorici e a volte ridondanti, ben venga. Non sempre tutti i cittadini riescono ad essere informati delle atroci azioni di buona parte della classe dirigente; non sempre tutti i cittadini conoscono i principi legislativi e culturali che hanno fondato l’Italia – e che dovrebbero essere anche ispiratori per il futuro.

Sarebbe sempre meglio di altra retorica, quella cattiva, che ha come una dei suoi massimi esponenti Barbara d’Urso: la retorica che lucra sul dolore delle altre persone, con la scusa che lo si esorcizza perchè lo si condivide in televisione.

Vergogniamoci di chi guarda certi programmi, di chi contribuisce all’egemonia di questo secondo tipo di retorica, di chi non si vuole impegnare perchè troppo pigro. Vergogniamoci delle macabre lacrime di chi si compiace del dolore altrui e cerchiamo, piuttosto, di ironizzare sui difetti che ci impediscono la piena realizzazione di essere – per davvero –  Italiani.

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