LIBERTY NON DEVE MORIRE

La lingua inglese presenta due termini principali per indicare la libertà: freedom, di origine anglosassone, individuabile grazie a quel -dom che compone altre parole nate nel V secolo in Britannia, come kingdom; e liberty, di origine latina, poco usato per l’astio sempiterno che serpeggia tra i sudditi di Sua Maestà e il continente europeo.

Quando i Pilgrim Fathers furono incoraggiati ad andare nelle Nuove Indie, probabilmente portarono con loro il secondo termine, tant’è che si comportarono come gli antichi Romani: conquistarono le nuove terre a spese di quelli che credevano essere Indiani, e il simbolo della lotta dei loro discendenti per una completa autonomia e indipendenza dalla madrepatria risponde al nome di Statue of Liberty, non Statue of Freedom. Il senso di appartenenza ad un nuovo Stato influenzò invece l’Inno Nazionale degli Stati Uniti, risalente al 1814, inno che al termine di ogni strofa presenta un refrain: O’er the land of the free and the home of the brave.

Comunque la si voglia definire, la libertà è da sempre il simbolo degli Stati Uniti, è ciò che li rende la prima potenza a livello mondiale, è ciò che storicamente ha indotto milioni di persone a volerci cercare una seconda occasione o una nuova vita, è ciò che li rende il punto di riferimento per il concetto di democrazia – pur con tutte le contraddizioni date dalle guerre che vorrebbero estirpare il terrorismo e i suoi capi.

Questo grande concetto di libertà ha, ovviamente, un suo prezzo: è quello che è successo, solo per fare un esempio, il 14 dicembre scorso in una scuola elementare del Connecticut; ma se si nota bene, succede ciclicamente nelle scuole e nei college, come magistralmente raccontato nel film Elephant.

Il secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti recita infatti: […] being necessary to the security of a free State, the right of the people to keep and bear Arms, shall not be infringed. Ciò deriva anche dal fatto che i Nativi Americani cercarono di riprendersi le loro terre con una guerriglia che si scatenava contro le case isolate dei wasp, per cui il modo più pratico di difendersi era l’autodifesa – giusta o sbagliata che fosse.

Oggi, con la tecnologia che potenzia le armi a livello della fantasia degli ideatori dei videogiochi, tanto che al posto di Adam Lanza affronteranno il processo Sonic e i soldati di Call of Duty, è difficile riuscire a sostenere la bontà del secondo emendamento. Certo, come ha affermato il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, bisogna limitare alcune libertà, tra cui quella dell’acquisto incondizionato di armi.

Ma che questo non sia un pretesto per eliminare quella liberty, quella freedom che sono così importanti: meglio prima educare le persone all’uso della libertà, che abrogare quel Right to Liberty per mancanza di tempo.

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