E A CAPODANNO?

Usanza vuole che “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. E a Capodanno? Ammettiamolo, è la domanda del momento. Ci ho riflettuto la scorsa sera, quando mi sono ritrovata invischiata in uno di quei quiz che vanno di moda ultimamente nei locali. Diciassette squadre, una cinquantina di persone: sfida all’ultimo premio! Ovviamente (con mia somma gioia) il quiz era a tema natalizio: valanghe di quesiti su Babbo Natale, le sue renne, canzoni famose, telefim inerenti. Spunta sul display il “domandone”, che può farti vincere o perdere centinaia di punti: “Che giorno è Capodanno?”. Ipotetiche risposte: 31 dicembre o 1 gennaio. Ogni squadra preme il pulsante per selezionare l’opzione e parte il brusio di sottofondo “Ma a proposito che facciamo a capodanno?”. Mentre tutti sono indaffarati a cercare la risposta al loro domandone, io da linguista puntigliosa e un tantino snob noto come 15 squadre su 17 pensano che Capodanno cada il 31 dicembre. Ma, con un pelo di arguzia, si può dedurre che Capodanno è una parola formata dai sostantivi capo, anno e dalla preposizione semplice di. Quest’ultima lega i due sostantivi tramite un fenomeno di elisione della vocale i, schematicamente possiamo scrivere:

CAPO-DI-ANNO (3 parole) > CAPO-D’-ANNO (forma di transizione) > CAPODANNO (nuova parola formata).

Fenomeno di “composizione” in gergo puramente linguistico, uno dei modi, per farla semplice, che permette di formare nuove parole. E capo, dizionario dei sinonimi docet, vuol dire inizio, origine. Ergo l’anno inizia il primo gennaio se la semantica non è un’opinione. Ma voglio scagliare una lancia a nostro favore: è la lingua italiana che ci frega. Si perchè mentre in inglese, new year, o in spagnolo, año nuevo, in latino, novus annus o addirittura in afrikaans, nuwe jaar, si usa il sostantivo unito all’aggettivo, noi italiani, fondiamo tre parole insieme.

Sarà che amiamo la sintesi, o forse siamo un po’ pigri? Resteremo col dubbio. E per evitare fraintendimenti io auguro un buon INIZIO D’ANNO a tutti!

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