ANCHE IL SILENZIO È ARTE

Insolito, può apparire, l’accostare il silenzio alla musica. Sono due forme di comunicazione agli antipodi e per questo voglio iniziare il 2013 con un argomento totalmente opposto a quelli di cui solitamente tratto.

Il silenzio è una forma d’arte complessa, ossia va accostato ad un altro tipo di espressione come, ad esempio, la danza. Una delle massime conoscitrici di questa unione è Trisha Brown, ballerina e poi coreografa americana che appare sulla scena della danza contemporanea agli inizi degli anni Settanta.

Trisha Brown

Le sue performances toccano spesso l’irrealtà: mai si era pensato di poter ballare la musica del silenzio, nessuno aveva ideato una coreografia che portasse i ballerini sopra i muri della città e che costringesse lo spettatore a guardare lo spettacolo in piedi e col naso all’insù, mai la danza si era presentata come un completamento delle architetture urbane…lei ci riuscì!

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Il suo nome, oggi, è accostato alla danza contemporanea più elegante e intelletuale; infatti, per poter capire uno spettacolo così fuori dagli schemi, le persone devono aprire la mente a nuovi orizzonti, devono lasciarsi trasportare da ciò che il danzatore sta offrendo e non aspettarsi una storia, ma crearla da sè.

Forse, questo è il vero significato dell’arte: spingere lo spettatore a creare qualcosa e non soltanto osservare ciò che è già stato creato.

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