L’INNOMINATO IN CAMPAGNA ELETTORALE

L'InnominatoÈ incredibile come nemmeno in campagna elettorale si riesca a parlare della Trattativa Stato-mafia. Persino la sospensione di un’amichevole del Milan a Busto Arsizio per cori razzisti riesce a catalizzare maggiormente l’attenzione del dibattito politico. Non che il razzismo sia un problema di secondo ordine, ma certi comportamenti limitati si riscontrano quasi ogni domenica nei nostri stadi! Come spiegare, dunque, questa inconsueta raffica di reazioni sdegnate? Semplice: il clima elettorale riesce, manco fosse la magia del Natale, a scuotere le coscienze dei nostri politici…

Tuttavia, pur essendo particolarmente agguerrita e ricca di temi, l’attuale disputa elettorale non è riuscita ancora a spostare “l’attenzione” dei vari schieramenti sull’inchiesta giudiziaria più delicata degli ultimi anni. Quello della Trattativa, infatti, sembra essere un argomento-tabù per i nostri politici: ogniqualvolta emerge un nuovo tassello, un nuovo spiraglio di luce su questa oscura pagina di storia, ecco che lo sguardo volge, puntualmente, altrove, verso le cosiddette “improcrastinabili emergenze del nostro Paese”. Sia chiaro: nessuno intende negarle, né tanto meno sminuirle. Ma è possibile che ci sia sempre qualcosa di più importante di cui occuparsi?

Pochi giorni fa, ad esempio, esattamente in data 3 gennaio (proprio quella dell’amichevole di Busto Arsizio!), il quotidiano la Repubblica ha rivelato l’esistenza di una lettera anonima, recapitata al pm di Palermo Nino Di Matteo. Sebbene l’identità dell’autore sia ignota, la missiva ha aperto un nuovo fronte d’indagine sulla trattativa fra Stato e mafia, giacché le indicazioni in essa contenute sono considerate “attendibili” dalla Procura di Palermo. Nelle dodici pagine della missiva, l’ignoto «avverte i magistrati di Palermo che sono spiati, indica dove trovare altre prove del patto, fa i nomi di vecchi uomini politici che potrebbero sapere molto. E denuncia che l’agenda rossa di Borsellino è stata rubata “da un carabiniere”». Non a caso, di questa lettera «si occupano pure i magistrati della procura di Caltanissetta, che hanno aperto ufficialmente un’inchiesta dopo avere ricevuto una “comunicazione” dai colleghi palermitani».

Insomma, nuove tessere potrebbero aggiungersi presto a questo oscuro mosaico. Eppure nessuno, nel mondo della politica, sembra interessarsi alla questione. Al di là delle dichiarazioni di principio di volere la verità fino in fondo, nessuno ha mai avanzato alcun tipo di proposta (neppure un vacuo annuncio elettorale) per velocizzare o favorire le ricerche. In altre parole, per fare chiarezza. La sensazione è che la risoluzione di tale indagine potrebbe scatenare delle conseguenze irreparabili per molti esponenti di spicco della politica di ieri e di oggi… non si spiega altrimenti questa “apparente” freddezza nei confronti di una vicenda che, invece, sta appassionando milioni di italiani. D’altra parte, come sostiene Salvatore Borsellino, «noi cittadini non possiamo accettare il sospetto, ed ora è ben più di un sospetto, che le fondamenta della Seconda Repubblica in cui viviamo, siano state edificate col sangue».

— «Stato-mafia, spiati i pm dell’inchiesta: il mistero del dossier che scuote Palermo», Attilio BOLZONI e Salvo PALAZZOLO (la Repubblica)

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