LA QUOTIDIANITÀ NELL’ARTE

La nostra vita è formata da movimenti e azioni che, molto spesso, esprimono più delle parole stesse. Anche il semplice spostamento di una mano in modo inconsueto porta a esprimere, all’umanità, una sensazione interna. Oggi questi concetti sembrano ovvietà ma, non è sempre stato così: è stata Carolyn Carlson a costringere il mondo ad aprire gli occhi su questo versante nascosto della comunicazione.

Carolyn Carlson

Si fa chiamare “nomade” perchè ha ballato in tutto il mondo, con i migliori maesti di tutti i tempi. Tutti la chiamano “poetessa” perchè le sue coreografie non sembrano formate da movimenti, bensì da parole.
Il mondo che propone al pubblico con i suoi spettacoli ha molteplici facce: si passa da ambientazioni magiche , sognanti e colorate dell’opera “Signes”, a suggestioni irreali e improbabili, di vanità nello spettacolo “Blue Lady”, fino alla orientale e introspettiva “Tigger in the tea house”.
La caratteristica che vedo come immancabile nella sua arte è l’immersione nella gestualità contemporanea. Il gesto che ognuno di noi compie al mattino per spegnere la sveglia o per versare del thè in una tazza, per lei è un movimento che esprime una sensazione ben precisa e che lo spettatore si incanta a guardare proprio perchè quel movimento gli apparteneva ed è stato “ricicato” per essere offerto al mondo in una veste più comprensibile. In questo modo chiunque si sente parte dello spettacolo.

Chi si avvicina alla danza contemporanea può avere la sensazione che sia un mondo astruso e cupo, ma assaporando anche una sola delle opere di Carolyn Carlson si ha la sensazione di sognare e non di riempirsi di inquietudine.
Dopotutto una delle “maestre” del nostro tempo insegna che la danza non è questo o quello, ma è ciò che si prova guardandola.

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