TRA SPILLE E METAFORE

Che i particolari aiutino a capire meglio le cose e le persone, o siano soltanto un motivo di ornamento alle stesse cose e persone, è una questione ancora aperta. Dalla filosofia all’arte, dall’economia all’attualità, c’è quasi sempre almeno un particolare che fa aggiungere quel “ma” dopo una premessa spesso molto lunga.

A Servizio Pubblico, trasmissione condotta da Michele Santoro su La7, Silvio Berlusconi si è presentato con una piccola spilla raffigurante la bandiera italiana. Numerosi sono i capi di Stato e di Governo che la appuntano sulle loro impeccabili giacche – è ormai diventata un must a livello internazionale -, ma in Italia si sta assistendo ad un revival della stessa.

Silvio Berlusconi non è un homo novus: quando si candidò per la prima volta, nel 1994, indossava una spilla molto simile, che gli causò anche qualche critica: quella spilla era una sorta di specchio per le allodole, nel senso che gli elettori sarebbero stati invogliati a votarlo spinti dal luccichio della spilla stessa – elettori intesi come novelle gazze ladre, s’intende.

Questa accusa di populismo deve aver toccato Silvio Berlusconi nel profondo, tant’è che poi non è stata più appuntata, almeno fino a giovedì scorso. Sembra un’inezia, eppure bisognerebbe collegare queste accuse di populismo ad affermazioni sull’italianità espresse sempre da Silvio Berlusconi: dagli insulti rivolti a chi non votava il suo partito o la sua persona, a discriminazioni nei confronti di chi non ha un certo orientamento sessuale. Se si vuole governare un Paese, ci si prende anche la responsabilità di rappresentarlo, ma nella sua totalità, non solo una parte.

Ospite di Massimo Giletti nella trasmissione L’Arena, il 22 dicembre dello scorso anno, Silvio Berlusconi ha raccontato di un sogno. Sempre a Servizio Pubblico, ha usato una metafora. A prescindere dal contenuto di entrambi, che sarebbe campagna elettorale, è interessante notare che il primo vuole un po’ riprendere quel famoso I have a dream, purtroppo con scarsi risultati (e rispetto); il secondo, è una copia del personaggio che si è costruito Pierluigi Bersani.

La campagna elettorale è simile all’amore e alla guerra – dove, si sa, non esistono regole –, tuttavia sono i particolari che rendono l’idea dei candidati. Che poi questi particolari diano anche un’assicurazione sul futuro, è difficile a dirsi, ma proprio perchè sono parti del tutto – e non l’intero del tutto.

L’importante, come sempre, è parte-cipare, senza lasciarsi condizionare da spille, metafore, sorrisi, promesse, proclami, inciuci o altro. Come ha detto lo stesso Silvio Berlusconi alla fine di Servizio Pubblico: non fatevi infinocchiare da questi.

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