FIGUR…IAMOCI!

Figuriamoci

So che alcuni saranno annoiati, ma io punto ai lettori più appassionati che come me sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli per la testa. Voglio presentarvi in modo un po’ più brioso un argomento che sembra noioso: di figure retoriche sto parlando e non mi dite che state già sbadigliando! Se avrete la pazienza di seguirmi, vedrete che riuscirò a stupirvi. Ce ne sono, ve lo assicuro, di ogni sorta, e il nome di qualcuna è davvero una parola contorta. Partiamo dalle basi, è sempre prudente, per creare un articolo decente! Le figure di parola sono le prime della lista e forse anche quelle più in vista.

Avete sentito mai di allitterazione parlare? Per capirla TRentaTRè TRentini a TRento dobbiamo mandare. L’antanaclasi è già per i più esperti, sfrutta di una parola i sensi diversi, tuttavia la usano certuni per fare battute “come RUSSA quella RUSSA” ma non sempre risultano acute. Le figure di senso anche tropi dette, sono quelle più maledette.

Metonimia, sineddoche e metafora si scambiano facilmente e tendono a confondere le idee allo studente. Per la prima direi che è certo, tra le parole usate c’è un rapporto di causa-effetto, con “un ottimo PIATTO ho mangiato” non intendo certo che ceramica ho masticato. Per la seconda la spiegazione è cristallina, la sineddoche è come una metafora piccina, soltanto una parte del tutto cui mi voglio riferire, indica questa parola così strana da dire: quando al TG nei titoli spunta “fuga dei CERVELLI” sono gli intellettuali che lasciamo scappare noi italiani poverelli. La metafora è decisamente sfruttata, “Silvio è una VOLPE”, chi non l’ha pensata.

L’iperbole mi serve ad un duplice scopo e non è una cosa da poco: un’affermazione posso far crescere enormemente “Ti amo da MORIRE” fino alla nausea nei film si sente. Ma per difetto la si può usare “in un BICCHIER D’ACQUA pare annegare”. L’ossimoro abbina opposti contesti, “PICCOLO GRANDE amore”scrive Baglioni in uno dei suoi testi.

Ellissi asindeto si adattano magnificamente agli spot pubblicitari o a chi vuole scrivere poco o niente: sono infatti figure che omettono parti del discorso importanti, come il verbo o le congiunzioni subordinanti. Lo zeugma è la mia preferita, ma è una figura retorica ardita, unisce due termini sottomentondoli ad un terzo “ la signora era RIENTRATA IN LACRIME E IN TAXI da Oderzo”.

La lista sarebbe da continuare ma la corda troppo non voglio tirare. State certi però che ci sarà un seguito di questi argomenti perché mancano le figure più divertenti, quelle che giocano con il pensiero, e lì sì che capiremo chi è sveglio per davvero!

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