LA PRINCIPESSA

Niccolò Macchiavelli sarebbe stato fiero di lei – bisognerebbe trovare un medium, ma di quelli davvero bravi, per poter riferire al compianto autore fiorentino quello che è emerso dalle intercettazioni relative all’inchiesta sugli appalti per la sicurezza a Napoli.

La principessa del terzo millennio risponde al nome di Giovanna Iurato. Prefetto de L’Aquila fino all’ottobre scorso, Iurato viene coinvolta in un’indagine che cerca di capire come fughe di notizie e abusi d’ufficio abbiano potuto favorire Finmeccanica in numerosi appalti. La pena richiesta è l’interdizione dai pubblici uffici; il processo è iniziato da neanche due settimane, sicchè bisogna aspettare la sentenza dei giudici per stabilire eventuali responsabilità.

Quello che sta dando scandalo in questi giorni è il fatto che Iurato si sia divertita a raccontare al telefono  a Francesco Gratteri, suo collega (e co-coinvolto nella stessa inchiesta)  di essere stata oggetto delle prime pagine dei quotidiani locali per delle lacrime versate davanti alle vittime del terremoto e ai loro familiari. Lacrime non spontanee: Iurato ride mentre racconta di come suo padre le avesse consigliato cosa fare e dove andare appena arrivata in città; ride quando Gratteri ammira la sua abilità di piangere sua sponte.

Chiaramente – e giustamente – sono subito arrivate repliche e interviste a chi è stato colpito dal terremoto a L’Aquila: sdegno e amarezza i sentimenti più espressi – com’era prevedibile. Com’era prevedibile che lo stereotipo Italiani brava gente si mostrasse per quello che è.

Tuttavia, prima di condannare in maniera assoluta, bisogna giudicare la vicenda dal punto di vista di Machiavelli. Come hanno sostenuto i legali di Iurato, il prefetto si è sempre mostrata vicina e partecipe del dolore originato dal terremoto. È l’emblema del binomio simulare – dissimulare: pur non avendo empatia di suo, il prefetto ha simulato la commozione per ottenere in cambio una buona pubblicità, che magari avrebbe favorito il suo cursus honorum.

Machiavelicamente parlando, Iurato non ha nulla da rimproverarsi; il problema è costituito da chi ha fatto trapelare l’intercettazione, rivelando i suoi veri pensieri. Non sarebbe la prima volta che le istituzioni si mostrano per quello che sono e che devono essere: la rappresentazione del nazional sentire, a prescindere dalla persona che ha quel ruolo; tanto che una volta i re e gli imperatori – e il papa ancora oggi – cambiano nome una volta eletti o nominati, quasi a significare che erano diventati qualcos’altro, prima che qualcun altro.

Machiavelicamente parlando si diceva; perchè, umanamente, è talmente ripugnante da fare schifo.

Annunci