QUANDO I FATTI CONTANO PIÙ DELLE PAROLE

Il discorso pronunciato da Jodie Foster nella serata dei Golden Globe, domenica tredici gennaio, ha suscitato grande meraviglia e ammirazione nel pubblico presente alla cerimonia e davanti allo schermo.

Dopo aver ricevuto il premio Cecil B. DeMille alla carriera per i suoi “fondamentali contributi al mondo dello spettacolo”, infatti, l’attrice (di cui ricordiamo la superba interpretazione ne Il silenzio degli innocenti che le valse un Oscar) ha ringraziato pubblicamente famigliari ed amici per il loro sostegno, compresi la ex partner Cydney Bernard e i due figli nati dalla loro relazione.

Un coming out ufficiale, hanno titolato i giornali, benché in realtà che la Foster fosse lesbica e – ormai non più – felicemente accasata lo sapeva buona parte della popolazione occidentale. Pur tenendo moltissimo alla propria privacy e non rilasciando dichiarazioni in merito, la diva non ha mai fatto mistero delle sue preferenze sessuali né ha nascosto la convivenza con la compagna.

Premesso che sono una sostenitrice del coming out da parte di personaggi famosi e illustri (nel cui ambiente pare si nascondino svariate decine di omosessuali) perché trattasi di un messaggio forte, soprattutto in un clima omofobico e in tempi di crisi sociale come quelli che stiamo vivendo, non posso che inchinarmi di fronte a tanta eleganza. Un’eleganza  discreta, figlia di una serenità interiore e dell’accettazione di sé, e non della paura di venire allo scoperto.
Se ripenso al compianto Lucio Dalla, della cui peraltro lunga convivenza con un uomo si è venuto a sapere solo in occasione della scomparsa dell’artista, provo una grande amarezza; una vita amorosa vissuta in punta di piedi, all’ombra, senza alcun riconoscimento. Ovviamente, non conoscendo i motivi di tanta segretezza, non posso giudicare né pretendere di formulare ipotesi soddisfacenti.

Però, mi chiedo, non sarebbe stato forse meglio seguire l’esempio di Jodie Foster?

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