L’AMORE DI GABER

GABER

Chi è Giorgio Gaber e perchè parla male di tutti?”, ci si chiedeva un tempo. Oggi che del signor G sappiamo tutto, e molti vecchi detrattori son diventati appassionati sostenitori, per quanto tardivi e attempati, qualcosa continua a mancare. Gaber il contestatore, il non allineato, lo scettico: abbiamo imparato a conoscerlo . L’anticonformista che abbandonato la ribalta con Mina e il popolo delle canzonette per scendere in teatro pare sviscerato: il suo valore profetico ormai lo si conosce, e non c’è politico o politicante che non si appropri di sue frasi fortunate per farne facili slogan. “che cos’è la destra, che cos’è la sinistra”, del resto, è da un bel pezzo che lo cantiamo tutti, ritrovandoci smarriti e perplessi, per strada, ad ammirare manifesti elettorali di opposte fazioni, sempre più simili.

E, come sempre quando ci si appropria di un mito senza averlo mai troppo amato, si tende a dimenticare un altro aspetto di Gaber, fondamentale forse quanto quello “sociale” e politico. Perchè Gaber, proprio in quei suoi spettacoli in cui ha saputo distruggere le convinzioni di un’intera borghesia e della sua classe dirigente, ha parlato anche di amore.
Al suo modo: acuto, sagace, ironico. E comunque dolcissimo.
Senza altre parole, il nostro omaggio al signor G, quello più intimo, quello che Bertinotti e Veltroni non potranno mai portare in tv.

Ecco l’amore di Gaber:

E’ che l’amore è una parola strana: vola troppo. Andrebbe sostituita. Non sarebbe meglio chiamarlo: ‘La cosa’? Potrebbe diventare più concreto.

All’inizio lei…io l’amavo. Sì, voglio dire avere quegli attimi intensissimi, che al momento sembra ti lascino dei segni profondi, importanti.
Ma ‘La cosa’ non è questo o meglio, non è solo questo. ‘La cosa’ è trasformazione, percorso, crescita insieme. E’ un patto di sangue stipulato tra due persone e forse, prima ancora, dal destino.

‘La cosa’, è l’amore? No, è un’altra qualità dell’amore. Una qualità che non rimpiange gli attimi perché diventa la vita. Non so se avrò mai la fortuna di farlo, questo patto, forse ci vorrebbe un uomo. Cento volte ho provato a cambiare, a ricominciare da capo, a reincarnarmi ma mi sono sempre reincarnato… senza di me. Ecco, senza avere avuto una realtà, io passo evanescente tra i sogni di alcune donne che non hanno avuto la possibilità di completarmi.

Ci sarà senz’altro il modo di fare ‘La cosa’.
Altrimenti il nostro destino è quello di essere delle scorze di uomini degli involucri, mai delle persone. Magari dei personaggi, personaggi affascinanti, simpatici anche:mai persone.

Ma se è così l’amore non sarà mai ‘materia’, ‘terra’, ‘cosa’: sarà sempre una parola che vola, una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza”
– la Cosa –

Ma Gaber parla anche del dramma della separazione, dal punto di vista di chi non riceverà l’affidamento.

Dipartimento centotrentasette, in base all’articolo quattrocentotrentuno del codice civile, si assegna la bambina alla custodia della madre fino all’età di sette anni.

Suonare al tuo cancello
una carezza al cane
vedere un cameriere
la mia bambina è pronta

E’ sempre ben vestita
le scarpe belle nuove
anch’io con la cravatta
la barba appena fatta

Il sole del mattino e dopo al luna park
ai giardini allo zoo a vedere gli animali (…)

Adesso vieni qui
dobbiamo andare a casa
su cerca di ubbidire
non fare la spiritosa

Ti prego sta un po’ ferma
non riesco ad allacciarti
son già quasi le sette
devo accompagnarti.

Suonare al tuo cancello
una carezza al cane
vedere un cameriere
ridargli la bambina

Le scarpe gliele ho tolte
al parco è scivolata
ma non si è fatta niente
si è solo un po’ sporcata.

Un uomo alla finestra che si intravvede appena. La chiamano in salotto è già l’ora di cena. Si domenica, va bene domenica alla stessa ora.
– Il mestiere del padre, 1972 –

E di quel dilemma che è la scelta di continuare a stare insieme, a storia ormai finita. Una decisione sofferta e che ha dell’eroico, una vera Resistenza, combattuta “non per un cosa astratta, come la famiglia, ma per una cosa vera… come la famiglia

Il loro amore moriva
come quello di tutti
come una cosa normale e ricorrente
perché morire e far morire
è un’antica usanza
che suole aver la gente.

E rifiutarono decisamente
le nostre idee di libertà in amore
a questa scelta non si seppero adattare.

Non so se dire a questa nostra scelta
o a questa nostra nuova sorte
so soltanto che loro si diedero la morte.
– Il dilemma –

E, per finire, ancora sull’amore.

Quando sarò capace d’amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.

Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando io ragiono
ma come quando respiro.

Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.

– Quando sarò capace di amare –

Buon compleanno, signor G.

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