I DRAGHI LOCOPEI

Mi ha sempre affascinato l’idea che le parole – cariche di significato e dunque di forza – nascondano in sé un potere diverso e superiore rispetto a quello di comunicare, trasmettere messaggi, raccontare storie. L’idea, cioè, che abbiano il potere di produrre trasformazioni, che possano essere, letteralmente, lo strumento per cambiare il mondo.” Scrive così Gianrico Carofiglio in un libro di analisi dell’uso improprio della nostra lingua, edito nel 2010.

Recentemente ho ripreso in mano un altro volumetto nella cui introduzione Umberto Eco esordisce così “Ci lamentiamo che i nostri ragazzi spendono ore e ore davanti alla TV e non siano più capaci di parlare e usare bene la lingua”. Era il 1986. Non ho potuto fare a meno di chiedermi: se già prima che io nascessi la lingua italiana era in crisi, come può credere Carofiglio che le parole (che non siamo in grado di gestire) possano produrre delle trasformazioni? Soprattutto delle trasformazioni positive come, suppongo, intenda lui.

Il mio interrogativo si staglia coerentemente in uno scenario di crisi. Ma non la crisi dei telegiornali, quella politica, finanziaria, culturale. Uno scenario di crisi mentale che emerge chiaramente da un impoverimento della capacità di esprimersi soprattutto da parte dei giovani. E con giovani intendo anche laureandi che non sono in grado di governare il testo della loro tesi. Non diamo la colpa esclusivamente alla tecnologia, che ormai è diventata il nostro alibi: “non so scrivere perché io sono tecnologico, c’ho Facebook, Twitter e Whatsapp dove non c’è bisogno di essere perfetti”.

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Crisi mentale, più comunemente chiamata pigrizia. Per sconfiggerla già da piccoli, a volte basta un buon libro. Un libro che ti permette di giocare e di scoprire che il tuo nome può trasformarsi in una frase “cammini, intrusa!”, che puoi andare da cento a mille non contando ma “parolando”, CENTO- MENTO-MONTO-MOLTO-MOLTE-MOLLE-MILLE; che un sostantivo ne può racchiudere due, BUS-SOLE o tre COLLA-BORA-TORI. E perché non può succedere anche con una frase? ATEO PARE- ERA POETA. Ersilia Zamponi ci fornisce una lettura piena di questi spunti: I draghi Locopei che, già dal titolo vi invitano a scoprire che le parole sono esattamente, ma non solo, quello che sembrano!

— “La manomissione delle parole“, Gianrico CAROFIGLIO, (Rizzoli, 2010)

— “I draghi locopei“, Ersilia ZAMPONI, (Einaudi, 1986)

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