DU IU SPIK INGLISC?

“È un esame clinico di routine” – “Ha fatto una gaffe colossale”- “Amo il programma MasterChef”- “Devo formattare il computer”- “Ho finalmente finito il puzzle”- “Il blitz della polizia è stato determinante per la risoluzione del caso.” Nell’italiano comune non ci sono solo termini italiani. Basta osservare le frasi scritte sopra per capire che le parole straniere fanno parte della nostra quotidianità: nessuno (spero!) avrà difficoltà a comprendere il significato di routine, gaffe, master/chef, computer, puzzle o blitz. Possiamo anche affermare che, grazie a Internet, l’apertura alle lingue straniere, in particolare all’inglese, coinvolge una numerosa porzione della popolazione. Pensiamo a quanti ascoltano le canzoni su YouTube che posta video in cui compaiono le parole dei testi musicali; o, come nel mio caso, a chi è dipendente da svariate serie televisive e le guarda in lingua originale perché non può aspettare che arrivino in Italia. Pensate poi, se siete Facebook -addicted, ai Memes che usano espressioni tipiche di una lingua (anche qui l’inglese è in pole position) come “feel like a boss/sir/superhero”, “mother of god”, “no way out” “true story”, “challenge accepted”, “LOL” che vengono a loro volta sfruttate(anche io ne sono vittima, lo ammetto) nella vita reale! Per chi non li conoscesse, i Memes sono fumetti caricaturali che ritraggono situazioni di vita quotidiana e rappresentano un’emozione o un’espressione specifica, sfruttando l’ironia e il sarcasmo.

memeslis

Sono sicuramente stimoli passivi, ma non per questo meno utili per approfondire la conoscenza di una lingua straniera. Il fatto di riconoscere che ci siano parole straniere nel nostro patrimonio lessicale tuttavia non implica che siamo sempre in grado di padroneggiare opportunamente tali parole. A volte non siamo nemmeno in grado di associarle alla lingua corretta. Il primo problema nasce dal fatto che molti pensano di conoscere una parola straniera solo perché l’hanno sentita pronunciare, magari anche in modo scorretto, da terzi (complice la televisione). Visto che ultimamente i programmi di cucina spopolano, parliamo degli sfiziosi antipasti di pasta sfoglia che vengono serviti ripieni di creme dai gusti vari. Vulevàn? Vulevòn? Vulovòn? Volavàn? No, niente di tutto ciò. Semplicemente: VOLOVÒN, con l’ultima O molto aperta e nasale e la N quasi non pronunciata; vol-au-vent, “volo al vento”, nome che allude alla leggerezza del piatto. Il secondo problema invece riguarda il fatto che molte parole sono “vittime” dell’inglese. Facendo danza ho spesso a che fare con la parola stage: come l’avete pronunciata? Siate onesti: steig, all’inglese! Ma in realtà, quando si parla di un corso di aggiornamento, di una lezione, o anche di un tirocinio la pronuncia corretta è stasg, alla francese!In inglese infatti stage vuol dire “palcoscenico, piattaforma” oppure “fase” (di un processo). Insomma, ogni tanto cadiamo anche noi nel “maccheronico”, ma non tutti, purtroppo, abbiamo lo stile e la classe del principe della risata!

Au revoir!

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