I POLLI DI TRILUSSA

Ormai è notorio: da oggi, non è più possibile divulgare risultati di sondaggi elettorali, per non rischiare di influenzare il voto del prossimo 24 febbraio. Ovviamente, quasi tutti i programmi televisivi riguardanti la politica in generale e quasi tutti i quotidiani nazionali hanno voluto informare la pubblica opinione fino all’ultimo momento possibile.

Quello che colpisce è l’isteria che c’è dietro a questi sondaggi: sembra quasi che i risultati delle elezioni siano già decisi, quindi non serve andare a votare. Come ha detto Nando Pagnoncelli, amministratore delegato della IPSOS e volto noto di Ballarò, in un articolo pubblicato da InPiù, c’è il grave pericolo che i sondaggi diventino un’arma in mano ai candidati politici, un ulteriore modo di fare propaganda. I sondaggi vengono usati per incitare gli indecisi ad accodarsi al partito che, secondo i sondaggi, è al primo posto, o che, secondo i sondaggi, sta recuperando terreno. Terminologie sportive si mescolano a espressioni della saggezza popolare, e il risultato è una masnada di uomini e donne trasformate in pecore che seguono quello che fa il gregge.

Bisognerebbe sempre ricordarsi che queste agenzie di statistica non possono certo contattare tutto l’elettorato italiano: devono, per motivi pratici ed economici, raccogliere un numero ristretto di persone e cercare di arrivare a un prospetto più o meno realistico usando l’inferenza; devono tenere conto del fatto che, come ricorda House, everybody lies; devono considerare eventuali bias ambientali, sociali, politici.

Per quanto poi la statistica rientri ormai nelle cosiddette scienze esatte, non bisognerebbe mai dimenticare la famosa poesia di Trilussa: seconno le statistiche d’adesso / risurta che te tocca un pollo all’anno: /e, se nun entra nelle spese tue, /t’entra ne la statistica lo stesso / perch’è c’è un antro che ne magna due.

Ci si riempe la bocca del bisogno di riscossa morale, di rivoluzioni civili e dei cuori, di un cambiamento della classe dirigente dell’Italia; bisognerebbe, piuttosto, cominciare a capire quando si viene usati e cosa fare invece per usare gli strumenti che vengono messi a disposizione; non fare i polli e venire mangiati da chi ha i soldi per permettersi di mangiare carne.

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