AULA STUDIO “IL POLLAIO”

 

C’è una luce nel desolante panorama delle aule studio padovane: l’aula studio il Pollaio è, ormai da quarant’anni e nonostante varie vissicitudini, l’esempio di come la collaborazione volontaria e gratuita degli studenti possa realmente alzare la qualità di un servizio universitario. Il Pollaio è oggi un’aula frutto della co-gestione dell’Università e degli studenti, e la differenza è notevole: aule dipinte, raccolta differenziata interna, e una stanza speciale, l’Acquario, che prende il nome dall’omonimo oggetto ivi presente, e poi frigorifero, macchina per il caffè, scacchi, una biblioteca, riviste liberamente consultabili, un computer, la possibilità di stampare in loco. Servizi quasi sconosciuti nel pur ampio parco aule-studio patavino, solitamente limitate a offrire tavoli e sedie, e, tutt’al più, una distributore automatico di caffè e merendine.

L’esempio vivente di come, dove l’Università da sola rischia di fallire, fornendo per lo più aule studio indistintamente tinte di grigio e spersonalizzanti, il supporto appassionato degli studenti possa fare la differenza. Anche l’orario è diverso, a prova di nottata pre-esame: arriva sino all’una di notte, aprendo anche il sabato e la domenica. Anche questo, un unicum.
Il Pollaio come lo si frequenta oggi, finito tra le 100 must da fare a Padova, ha anche una sua storia, vergata nei cartelloni appesi alle pareti: attivo sin dal ’68, si trova in serio pericolo di chiudere nel 2010, e si salva solo grazie alla resistenza di un gruppo di “polli”, che si barrica nell’aula studio ormai sgomberata.
Seguirà un accordo con la Facoltà, che renderà il Pollaio quello che oggi vediamo: la più bella aula studio di Padova e la più accogliente, anche solo pensando alla possibilità di studiare fino a notte fonda, in un quartiere ormai bonificato grazie alla presenza costante degli studenti e stranamente (per Padova!) brulicante di baretti aperti fino a tardi.

E’ una piccola storia, ma con un insegnamento notevole: per la città e per lo stesso Ateneo. Padova deve tornare città universitaria, e quindi deve anche farsi pronta a collaborare con gli studenti, smettendo di guardarli con malcelata indifferenza o senso di fastidio. Gli studenti patavini sono una ricchezza per gli abitanti (e per alcuni di loro, una fonte di reddito sicura), e questo è indubbio. Ma ancora troppo spesso si fa fatica a riconoscerlo: troppo spesso sono trattati malamente, basti pensare alla difficoltà di reperire contratti di locazione (quelli universitari sono poi una chimera), e ai pochi locali del centro aperti in serata oltre il coprifucoo delle 23/24, che si contano sulle dita di una mano. La presenza viva degli studenti può aiutare la città a ritrovarsi e a prender coraggio per uscire di casa la sera, senza l’incubo di piazze vuote, deserte o, peggio, preda della criminalità notturna. Se un’aula studio, grazie all’apporto degli studenti, è diventata il Pollaio, non immaginiamo cosa possa diventare Padova se i suoi cittadini dessero mezzi e fiducia agli studenti.

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