MASTER PER FERMARE IL DECLINO

giannino

La storia della politica italiana insegna: è piena di tormentate e improvvise discese alla polvere, dovute a polemiche e illeciti. Non importa nemmeno se lo scandalo è vero e magari anche giudizialmente accertato, oppure montato ad arte e falso, come l’affaire laurea di Di Pietro oppure l’annosa questione Telekom Serbia, dove un oscuro faccendiere tirava per la giacca famosi uomini politici con ridicoli e animaleschi nomi in codice.

A rimescolare le carte, gli Italiani privi di voglia, capacità e tempo per informarsi, che finiscono per allinearsi al dettato craxiano del “così fan tutti” e tutti rubano e ciascuno ha la propria magagna. Insomma, gli scandali giornalistici e giudiziari sono difficili da affrontare: ti denudano, e per quanto si provi a difendersi l’idea è che il fango, corredato da servizi di tutti i tipi, inzaccheri a lungo.

La regola vale per tutti, anche per i non appartenenti alla categoria tanto biasimata dei “politici di professione”, e recentemente ha coinvolto uno dei volti nuovi di queste elezioni.

Oscar Giannino, giornalista economico conosciuto ai più per i capi stravaganti, in poco tempo è diventato una spina nel fianco di berluscones e montiani, captando un’area libertaria e liberale che non si riconosce nelle altre proposte. Il suo partito, Fare per Fermare il Declino, ha catturato in poche settimane l’attenzione di un numero notevole di elettori di centrodestra, sottraendoli in regioni strategiche.

E’ sembrato subito accattivante e nuovo, assimilabile a un grillismo più fine, una versione elitaria e moderata. E ha già conquistato gli strali di Sallusti che, con la consueta eleganza, gli ha dato del piccolo uomo. Per poi, il giorno dopo, nuovamente tornare alla carica, dandogli del mattoide e del bugiardo: un soggetto che secondo lui professerebbe il digiuno per poi “svuotare i frigoriferi”, proprietario di un gatto altrettanto lunatico e aggressivo.

Sulla pietra d’inciampo, a pochi giorni dalle elezioni, è caduto anche lui: accusato dal prof Luigi Zingales, cofondatore del movimento, di aver millantato un master alla Booth University di Chicago, in realtà mai frequentata. Zingales si è dimesso, perchè a suo parere dal leader non sono arrivati chiarimenti efficaci. Giannino in realtà spiega che si tratta di un equivoco, che lui a Chicago era andato “a studiare l’inglese e così via”, e che mai avrebbe millantato titoli in tv, né altrove.

I dubbi restano, perchè, in un video di Repubblica.it, lo stesso Oscar cita Zingales, il quale “insegna a Chicago, dove ho preso il master”. Non menziona la Booth University, ma le domande restano: che master ha preso, allora, a Chicago?

La sensazione è che Giannino, pur non avendo mai direttamente millantato, sia stato un poco disattento: il suo blog, dal titolo Chicago-blog (per l’appunto!), rimanda all’Istituto Bruno Leoni nel quale, fino a poco fa, era leggibile – e tutt’ora lo è, in copia cache – la biografia del giornalista. E lì il master rispunta.

Si è poi spiegato come la biografia sia stata confezionata da due stagisti, attingendo fonti on line. Restano aperte alcune domande: come collaboratore dell’Istituto, non gli si poteva chiedere direttamente un breve curriculum, com’è consuetudine?
Ma soprattutto: basterà questo scandalo a fermare “fermare il declino”? Basteranno le spiegazioni e le scuse a fermare il declino di “fermare il declino”?

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