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Quando il contenitore e tutto ciò che è collaterale ad esso diventano più importanti del contenuto, si rischia di dare una buona impressione a livello generale, ma di cadere nel più classico degli errori. Ormai è notorio che è vietato, anzi, vietatissimo, diffondere sondaggi e – almeno oggi – continuare la campagna elettorale: ciò è dettato dalla legge relativa alla par condicio e vale sul territorio nazionale.

Peccato che l’Italia mostri in ogni occasione la propria arretratezza, questa volta in campo legislativo; ma si potrebbe affermare che manca, come sempre, la percezione del Paese reale, contrapposto a quel Paese legale che ormai pare appartenere ad un’altra epoca – se non ad un’altra dimensione. Infatti, numerosissime sono le modalità con cui questa legge viene aggirata.

C’è chi ha pensato di usare la classifica di un ippodromo, con nomi quali Bien Comun o Hirosaka, dove i cavalli sono impegnati in una corsa clandestina; c’è chi è un po’ più blasfemo – o laico – che illude i cittadini italiani facendo credere loro che domani si terrà l’elezione del nuovo pontefice. Ma c’è anche chi non ha problemi di censura: basta che il quotidiano non venda copie in Italia – come se non ci fossero le edizioni online.

Inoltre, la legge non fa riferimento ai social network: si provi a guardare quanto cinguettano i politici italiani – o quanti messaggi privati sono arrivati da parte di persone affiliate a questo o a quel partito.

Negli Stati Uniti, per esempio, non è così, anzi: nei giorni delle elezioni i candidati moltiplicano i loro messaggi elettorali e i loro inviti ad andare a votare; se così non fosse, sarebbe una limitazione della libertà di espressione.

È chiaro che non ci può essere un guardiano del web, che controlli qualsiasi cosa accada a livello virtuale. Certo è, però, che l’ipocrisia dei politici e la mancanza di senso della realtà del legislatore non piacciono: sono segnali che quel detto ne Il gattopardo è purtroppo ancora attuale: se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi. È l’eterno ritorno dell’identico, è lo stereotipo degli Italiani brava gente, l’archetipo dell’Italia pizza, pasta e mandolino. E manca poco che anche certe riflessioni sul tema diventino esse stesse un luogo comune.

Bisogna impegnarsi, quindi, affinchè si riesca a cambiare quello che non funziona, e bisogna partire dal basso. Che sia smacchiando un giaguaro, che sia circondando tutto e tutti, che sia a colpi di tasse rimborsate o a colpi di sobrietà o di civiltà, è importante andare a votare, nonostante sia richiesta una semplice e anacronistica croce su un simbolo.

Nonostante ci si senta presi in giro e nonostante siano tutti uguali, bisogna votare.

 

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