LA MORTE DELLA BELLEZZA

Se è vero che ogni storia d’amore è speciale a modo suo, quella raccontata da Giuseppe Patroni Griffi lo è senza dubbio per l’alone di malinconia e l’atmosfera decadente che pervadono l’intero libro.

Napoli, primavera 1943.
Lilandt, figlio di botanici tedeschi nato e cresciuto in Italia, è un fulgido esemplare di bellezza ariana; si mantiene impartendo lezioni di tedesco ai figli dei notabili e vive da solo nell’antica villa di famiglia. Eugenio frequenta il liceo classico con profitto e abita con gli zii e le cugine, che detesta; sui suoi genitori, morti anni prima, grava un pesante e torbido segreto. Eugenio ha gli occhi dello stesso colore del mare che bagna il golfo di Napoli, una pronta intelligenza e un’infatuazione per Marinella, conturbante e altera compagna di scuola.

Le loro vite non potrebbero essere più diverse, e invece il destino (beffardo o meno) li fa incontrare in un cinema, durante un bombardamento. Al buio si trovano e si cercano, come pezzi combacianti di un puzzle, e al buio si scambiano il loro primo bacio. E’ un incontro effimero, troppo perfetto per essere vero; prima che Eugenio scappi via, stordito e in bilico tra il disgusto e la fascinazione, Lilandt fa appena in tempo a scorgere un lampo azzurro, fugace ma indimenticabile.

Il loro secondo incontro, tanto casuale da sembrare programmato, li lascia entrambi sconvolti. Il giovane professore ha sempre saputo di essere omosessuale, ma la prospettiva d’innamorarsi sul serio lo atterrisce; Eugenio, dal canto suo, si ritrova a dover mettere in discussione la sua sessualità. I due si cercano e si respingono, animati da slanci autodistruttivi e al tempo stesso procedendo a piccoli passi, quasi con ritrosia. La forza del loro amore è devastante, a momenti di estasi e intesa tra anime gemelle seguono giorni bui, di solitudine e degradazione. Eugenio si rivela essere un amante lucido nella sua crudeltà, Lilandt una vittima sacrificale più che disposta a lasciarsi ghermire dal suo aguzzino.

Eppure, nonostante le ripicche e i continui tira e molla, il sentimento che li lega è purissimo e intenso -anche carnalmente parlando- e tuttavia oscurato da un funesto presagio: l’avvicinarsi dell’autunno, e con esso l’armistizio annunciato dal maresciallo Badoglio…

Un libro profondo, dal fraseggio ricco ed espressivo e con un finale romanticissimo nella sua inesorabilità; l’unico difetto, se poi così lo si vuole definire, è l’uso un po’ troppo barocco delle virgole.
Un classico.

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