PAROLA D’ORDINE? L’HO DIMENTICATA!

La parola d’ordine è una sola, categorica e imperativa per tutti […]: vincere. E vinceremo!: queste le tristi e famose parole di Benito Mussolini all’annuncio dell’entrata italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Il paragone con le elezioni italiane è talmente palese che affermarlo sembra quasi un pleonasmo.

La situazione non era facile prima delle elezioni e non lo è neanche dopo: tipico clichè italiano. Campanilismi, partigianeria, egoismi e rabbia hanno dimostrato che l’Italia è un Paese diviso, ma non nei tre partiti più votati; bensì, in troppi interessi personali.

Nessuno sa cosa fare: Pier Luigi Bersani vorrebbe diventare Presidente del Consiglio, ma nè gli altri partiti nè il suo sembrano favorevoli; Beppe Grillo era terrorizzato di vincere le elezioni, nel senso di ottenere la maggioranza in entrambe le Camere – non avrebbe saputo chi proporre come premier – e ora lo è più di prima: non riesce a decidere se tradire, almeno in parte, un fondamento del Movimento 5 Stelle – che sarebbe l’eventuale appoggio, anche esterno, a un improbabile governo – o se aspettare che Pd e PdL implodano e sperare di raggiungere un numero più elevato di croci sul suo simbolo; Silvio Berlusconi – o meglio, il PdL – infine, è talmente sorpreso di essere riuscito ad avere quei milioni di voti che alla parola miracolo, nei dizionari italiani, verrà introdotta questa rimonta come esempio.

È impossibile affermare che ci sia un vincitore: chiunque, dei tre, può dire di esserlo. In questi casi è banale, ma purtroppo vero, il fatto che a perdere sia sempre quello che dovrebbe essere il sovrano di questo Paese: il popolo. Qualunque partito il cittadino italiano abbia votato, non c’è scampo: o non ha raggiunto la soglia per entrare in Parlamento o è in una situazione di stallo.

Quando tutti vincono e non ci sono perdenti politici, ci si ricorda delle vittorie di Pirro – o peggio, quando all’asilo la maestra dice che no, non è che hai perso, è che non sei arrivato primo. Allora, delle due l’una: o i partiti politici si lasciano comparare a puerili fanciulli permalosi o devono trascendere orgoglio e personalismi di varia natura e servire questo Paese – non farsi servire dal popolo sovrano.

Quando tutti vincono, in realtà perdono tutti: rimane solo da sperare che non sia la sconfitta definitiva di tutto il Paese – anche se in parte, sfortunatamente, lo è già.

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