PARLAMI SENZA DIRE NIENTE

https://www.youtube.com/watch?v=LcFpNFu8qXs

-Pezzi di carne con gli occhi- non siamo che questo. Da quando ho ascoltato, ormai diversi anni fa, la canzone che contiene tali parole (Carne con gli occhi, Marta sui tubi) ho sempre sostenuto che non ci fosse definizione più adeguata per descrivere un essere umano. L’autore non sceglie di cantare “carne con il naso”, “carne con le orecchie” che suonano piuttosto ridicole, e nemmeno “carne con il cuore”, l’organo delle emozioni. No, carne con gli occhi. E lo scorso week end, in cui ho avuto la fortuna di fare un workshop con Matteo Gazzolo, ho riscoperto la verità di questa frase. Dopo due giorni di lavoro intenso ed un po’ onirico con l’attore, mi sono ritrovata a riflettere sull’importanza di ciò che, nella trasmissione di un messaggio, coopera con le parole: il volto. Pensate solo al fatto che quattro dei nostri sensi (vista, udito,olfatto, gusto) risiedono proprio nel volto. E di questi sensi, la vista, ha sicuramente un valore fondamentale poiché ci permette di realizzare, in pochi millesimi di secondi, dentro la nostra testa una proiezione della realtà che ci circonda (mi spiego molto semplicemente: noi non abbiamo nella mente un albero vero e proprio, ma l’idea di albero). Da Linguista quale sono amo le parole, il tipo di comunicazione che permettono di dare, ma capita che le parole non bastino. Pensate alla canzone che inizia “Tu non parli più e a me non me ne frega niente”. O capita, ancora peggio, che ingannino. Con gli occhi non può accadere. Tuttavia con Gazzolo (specifico che abbiamo fatto un workshop sul teatro per i danzatori) abbiamo discusso sul fatto che si può pensare, paradossalmente, che gli occhi siano menzogneri quando parliamo di attori o ballerini che in scena devono essere qualcun altro o interpretare qualcosa fatto da altri (un coreografo per esempio). Ma ciò che fanno attori e ballerini, se sono davvero bravi, è modellare il personaggio/la coreografia su loro stessi e immergersi in una veste estranea mantenendo il loro io. Quando un bravo ballerino esegue una coreografia mostra la tecnica, quando invece interpreta la coreografia mostra l’anima. E, non c’è frase più azzeccata, “gli occhi sono lo specchio dell’anima”. Se vogliamo spaziare nell’ambito del cinema e pensare ad alcuni attori o registi che hanno saputo sfruttare le “microespressioniioni facciali” molto prima che tutti noi abusassimo di questa espressione (che probabilmente conosciamo grazie a telefilm come Lie to me o The mentalist) pensiamo al personaggio Gelsomina di Felini nel film “La strada”: per raggiungere il suo scopo, in questo caso analizzare la condizione umana, Fellini non sceglie dialoghi densi, ma personaggi “densi” nei lineamenti perché crede -e ha ragione!- che solo così possa effettivamente rendere conto della realtà che vuole rappresentare.

gelscollage

Insomma, “possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano.”

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