FAMOLO STRANO

Il prossimo 15 marzo è una data che in molti auspicano come “storica” perché, al di là della possibile elezione del pontefice, in Italia si riunirà un nuovo Parlamento, mai così rinnovato, al quale molti italiani (e non solo) guardano con insolito interesse. D’altra parte, la gravità del momento storico, oltre ad essere conclamata dai media, è soprattutto avvertita dal Paese: anche gli italiani più insensibili alle vicissitudini politiche hanno constatato gli effetti della crisi economica. Non a caso, molti di loro, insieme ad un’altra cospicua tipologia di italiani, i delusi dalla politica, hanno “addirittura” partecipato alle scorse elezioni.

Buona parte di questa grande conquista si deve, certamente, alla premiata ditta Grillo-Casaleggio, la quale, però, è chiamata ora ad onorare l’impegno preso con i propri elettori, offrendo quelle risposte serie e concrete per il bene del paese, mai arrivate, in tutti questi anni, dai “vecchi partiti”.

Proprio sul più bello, però, il M5S sembra essersi smarrito. Grillo, forse esaltato dal successo elettorale, ha indicato (imposto?) ai suoi una strategia ostruzionista, che mira al ritorno immediato alle urne per aumentare il consenso attorno al Movimento. Questa scelta pare abbia sollevato delle perplessità in alcuni neo parlamentari a cinque stelle (e in più di qualche elettore), subito dissipate, però, dal perentorio aut aut del leader genovese: «Qualora ci fosse un voto di fiducia dei gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle a chi ha distrutto l’Italia, serenamente mi ritirerò dalla politica».

Grillo, dunque, auspica un ritorno alle urne, senza, tuttavia, tener conto delle tragiche conseguenze che tale scelta potrebbe avere sul Paese. Ecco perché ho aderito all’appello “Facciamolo!”, promosso ieri da Michele Serra insieme a Roberto Benigni, don Luigi Ciotti, Oscar Farinetti, don Andrea Gallo, Lorenzo Jovanotti, Carlo Petrini, Roberto Saviano, Salvatore Settis e Barbara Spinelli. «Per la prima volta i giovani e le donne sono parte cospicua delle due Camere. Per la prima volta ci sono i numeri per dare corpo a un cambiamento sempre invocato, mai realizzato. Sarebbe grave e triste che questa speranza di cambiamento venisse tradita, soprattutto in presenza di una crisi economica e sociale gravissima».

Facciamolo dunque questo governo, anche se inedito, inaspettato, atipico. Non importa, famolo strano… senza pensare agli interessi di partito (o di movimento), senza badare ai personalismi e senza chiedere in cambio alcuna carica. Facciamolo pensando esclusivamente alle riforme fondamentali per il futuro del Paese, pensando solo all’Italia e agli italiani: sarebbe davvero strano, altro che stipite.

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