MARO’

Tra lo Spirito Santo, che si è prodigato per eligere novum papam, e lo stallo politico conseguente alla elezioni del febbraio scorso, la notizia rischiava di non essere ascoltata – o compresa nel suo intero: il governo italiano, nella figura del Ministro degli Affari Esteri uscente, Giulio Terzi di Sant’Agata, ha dichiarato che i due cosiddetti marò, ossia gli ufficiali della Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, non torneranno in India allo scadere del permesso concesso loro per poter esprimere il loro voto.

La notizia dimostra più fatti. Prima di tutto, l’Italia ha avuto l’occasione, per la prima volta da qualche anno, di essere nella posizione di poter fare qualcosa per i propri cittadini all’estero: si pensi al caso di Cesare Battisti, in cui prima la Francia ha protetto il pluriomicida perchè l’Italia, come recita la dottrina Mitterand, non ha un sistema giudiziario che corrisponde all’idea che Parigi ha delle libertà; e in cui il Brasile poi ha negato l’estradizione al terrorista. Ma si pensi anche all’ostaggio italiano, Franco Lamolinara, ucciso in Nigeria da un blitz operato dal Regno Unito: nessuno, ufficialmente, sapeva che il blitz si sarebbe svolto.

Il problema della diplomazia è un problema legato all’immagine di ogni Stato: è quindi fondamentale l’uso di avverbi quali “ufficialmente” e consimili, ed è per questo che quando Julian Assange, principale esponente di Wikileaks, ha dichiarato che l’organizzazione avrebbe reso pubblici i documenti di molte ambascerie, in molti hanno tremato.

Il problema della diplomazia è una questione machiavellica: lo Stato è tale se e solo se si fa garante della tutela dei diritti dei suoi cittadini. Tuttavia, a volte capita che la cosiddetta ragion di Stato prevalga sui diritti di un unico o un piccolo gruppo di cittadini, ed è lì che serve che le istituzioni siano all’altezza della situazione; lì bisogna capire cosa convenga di più.

I complottisti, infatti, facilmente possono affermare che concedere un mese ai due marò di cui sopra è un arco di tempo troppo ampio; la dichiarazione del governo italiano è stata quasi ovvia. Nessuno può smentire, ufficialmente, che India e Italia si siano messi d’accordo perchè i due marò rimanessero in Italia, senza che nessuno dei due Paesi ne uscisse sconfitto – e le ripercussioni sull’ambasciatore italiano in India sarebbero una reazione costruita a tavolino.

Sia come sia, i due marò sono rimasti sorpresi e contenti della dichiarazione del governo italiano; il popolo ancora più contento che la situazione sembra essersi risolta; i politici tutti soddisfatti del loro operato.

Peccato per l’onore perduto.

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