DISARMATE L’AMERICA

La polemica sull’uso-abuso delle armi negli States è ormai diventata un classico del dibattito pubblico americano. Il problema è che ad alimentarla, in genere, sono nuovi casi di school shooting oppure certe bizzarre misure preventive, ideate in qualche sperduta area degli USA.

Qualche settimana fa, ad esempio, il South Dakota ha approvato una legge che consente ai dipendenti scolastici (insegnanti, segretarie, assistenti, bidelli…) di recarsi armati a lavoro. In questo modo, secondo il governo repubblicano del South Dakota, è possibile garantire un intervento immediato nel corso di una sparatoria, senza dover attendere l’arrivo delle forze dell’ordine. In realtà, dietro il provvedimento pare vi sia la regia della National Rifle Association (il sodalizio che riunisce i produttori di pistole e fucili), la quale ora preme su Washington affinché tale legge venga estesa a tutto il Paese.

Sempre sull’onda lunga del recente massacro di Newtown (dove un ragazzo uccise 6 donne e 20 bambini, prima di togliersi la vita), «una società d’abbigliamento di Denver, in Colorado, ha portato sul mercato una linea di abiti antiproiettile per adulti e bambini. Tra i capi, zainetti e giubbotti blindatissimi per i più piccoli venduti online e prodotti da Elite Sterling Security »(Elmar Burchia – Corriere della Sera).

Armi in USA

Insomma, sebbene il dibattito sulla restrizione del possesso di armi e sui sistemi di sicurezza per evitare altri massacri sia sempre attuale negli Usa, la sensazione è che il fenomeno venga “cavalcato” per trarne dei guadagni, invece di essere contrastato efficacemente. Non a caso, di questo tema si parla ormai da anni, senza tuttavia scorgere l’ombra di alcun miglioramento…

lluminante, a tal proposito, è il celebre documentario «Bowling a Columbine» realizzato da Michael Moore già nel 2003, in seguito al massacro della Columbine High School, avvenuto nel Colorado, nei pressi di quella stessa Denver dove oggi vengono prodotti gli zaini antiproiettile. Moore giunse alla conclusione che “non è l’arma in sé a creare il crimine, ma la paura del crimine stesso che negli Stati Uniti, attraverso i suoi mezzi d’informazione e l’uso politico delle differenze sociali, porta chiunque a diffidare del prossimo, trascinando questi contrasti a forme di difesa personale eccessiva”.

Quella di Moore è un’analisi lucida, che si traduce, senza mezzi termini, in una ferma condanna all’ossessione americana per le armi. «Questo è un film sull’America, maestra e vittima della violenza. E su quello che dobbiamo fare per cambiare tale situazione, perché sta facendo a pezzi le nostre famiglie, i nostri quartieri e il mondo in generale».

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