LA SETTIMANA MONDIALE DEL CERVELLO

La settimana dal 10 al 17 Marzo è stata la Settimana Mondiale del Cervello, un evento che ricorre ogni anno in questo periodo e che coinvolge tutto il pianeta. Sono ben 82 i paesi che hanno aderito a questa campagna di informazione promossa dalla Dana Alliance for the Brain negli Stati Uniti, dalla corrispettiva organizzazione europea e, nella nostra nazione, dalla Società Italiana di Neurologia, (SIN). E’ una settimana che ha visto ospedali ed università delle varie province collaborare nell’organizzare incontri divulgativi, conferenze scientifiche, visite presso laboratori di ricerca ed altre iniziative volte ad avvicinare il largo pubblico al tema della ricerca sulla parte più nobile del nostro corpo.

E’ l’organo custode delle nostre capacità cognitive, che ci permettono di apprendere dall’esperienza e di memorizzare una quantità apparentemente illimitata di informazioni E’ la sede dei ricordi, il luogo da cui scaturiscono i pensieri, i sentimenti, le emozioni, il nucleo da cui emerge la coscienza e la consapevolezza di essere noi stessi, il “cuore” della nostra identità. E’ciò che ci permette di relazionarci con gli altri e di sentire il piacere, ma anche il bersaglio di gravi malattie e disturbi che possono compromettere ogni aspetto del benessere dell’individuo. Quando si parla di ricerca sul cervello perciò si può spaziare tra settori anche molto diversi ma tra loro interconnessi.

Molta parte dei dibattiti è stata dedicata alle grandi malattie neurodegenerative Parkinson e Alzheimer. Sono malattie per le quali non esiste una cura tale da garantirne la eliminazione, ma, specialmente per l’Alzheimer, nuove tecniche di diagnosi precoce tramite neuroimaging  permettono di identificare i pazienti dai 5 ai 10 anni prima dell’insorgenza della malattia nella sua forma più manifesta, ovvero prima della demenza, consentendo così ai trattamenti di ridurre di molto i sintomi legati come il deficit cognitivo. Un messaggio importante sottolineato dagli esperti è che sulla progressione della malattia oltre all’influenza di precise varianti geniche, intrinseche di ciascun individuo, incide in buona misura il nostro comportamento. L’esercizio fisico, quello mentale, le relazioni sociali aiutano il nostro cervello a crearsi una “riserva di neuroni” che combatte più efficacemente contro la malattia.

Altri dibattiti hanno posto i riflettori sulle peculiarità del cervello della nostra specie rispetto alle altre. Come si spiega l’enorme divario intellettuale tra noi e lo scimpanzé se con esso condividiamo più del 98% dei nostri geni?! Per ora le origine evolutive delle nostre capacità cognitive sono avvolte dalla nebbia. Tuttavia si è ottimisti sul fatto che nuovi studi e ricerche possano rispondere al quesito in un futuro per nulla lontano. Recentemente ha iniziato il suo cammino una delle più grandi imprese delle nueroscienze: lo Human Connectome Project (HCP), un progetto di portata immane a cui partecipano università e laboratori di tutto il mondo e che sta procedendo a mappare l’insieme di tutte(o quasi)le connessioni sinaptiche del cervello umano. In parole più semplici, la costruzione di una mappa che illustra come i miliardi di neuroni sono collegati tra loro, chiamata appunto Connettoma. Raggiunto questo traguardo, capiremo  ancora meglio come funzioniamo, che strade e scorciatoie percorrono i nostri pensieri nell’intricato traffico a cui danno vita e come scaturiscono i tratti comportamentali e la personalità di ciascuno di noi.

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