UROBOROS

La fisica riesce a spiegare cosa sia la luce, ma non il buio; arriva a una definizione ridondante di calore, ma non di freddo. Riesce ad affermare un concetto, ma il suo contrario si definisce per negazione del primo. Tuttavia, l’uomo percepisce sia la luce, sia il buio; suda quando è al mare e si copre per non rabbrividire in inverno: il corpo umano trascende la fisica, e spesso i sensi sono più attivi quando c’è buio o quando fa freddo. È come se la negazione di ciò che la fisica riesce a spiegare avesse un effetto maggiore di ciò che ha un sua definizione.

Tralasciando le banalità, nelle vicende umane accade più o meno la stessa cosa: si nota la mancanza più che la presenza. Come ha capito il Buddha, le necessità dell’uomo, i suoi bisogni fisici e naturali, altro non sono che il segno di una mancanza. E anche l’amore, la nostalgia, il desiderio, anche da un punto di vista etimologico, sono espressione dell’assenza.

Facilmente quindi Benedetto XVI ha fatto percepire la mancanza di Giovanni Paolo II, soprattutto negli aspetti più umani delle caratteristiche di un papa, anzi, di uno dei papi più amati dello scorso secolo. E facilmente Francesco I ha saputo recuperare i cuori dei fedeli e della persone in generale, cercando di essere spontaneo e attento ai problemi della quotidianità.

Non bisognerebbe, però, nè lasciarsi ingannare da una spontaneità che vuole apparire ingenua, ma che è studiata attentamente in ogni suo dettaglio, nè essere troppo prevenuti e anticlericali al riguardo. Francesco I è un papa: ovviamente, oltre a essere papa, deve anche fare il papa, nel senso che sa molto bene che una carezza a un bambino, magari disabile, o lavare i piedi nella celebrazione del Giovedì Santo, è un’ottimo modo di tentare di riavvicinare i delusi, gli sconfortati e gli affranti alla mater ecclesia. Certo, si può pensare che gli venga spontaneo farlo, quasi sicuramente più di Benedetto XVI – che sarebbe da ammirare per il fatto che non faceva quello che non si sentiva di fare.

Quello che non si dovrebbe pensare è che Francesco I sia un rivoluzionario: è comunque un papa. Se parla dell’importanza delle donne nella Chiesa, non è certo perchè ha intenzione di convocare un concilio e istituire la figura della sacerdotessa, ma è solo per ribadire i concetti fondamentali e basilari della religione cattolica.

Morto un papa, se ne fa un altro: può cambiare lo stile, la faccia, la lingua, ma la Chiesa è e sempre sarà così come è stata dalla sua fondazione: ecclesia semper eadem.

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