LETTERA AD UN PARTITO MAI NATO

Ciao Pd,

sono stato un tuo elettore. Per quanto giovane, sono politicamente vecchio: io alla tua fondazione c’ero, un’era geologica fa. E c’ero anche prima, quando ancora c’era il sogno di unire un partito laico, socialdemocratico e uno cattolico e moderato. Militavo nei Ds, alla mia maniera: senza tessere, nemmeno quella della Sinistra Giovanile.

Stravedevo per l’accento torinese e l’aspetto austero di Fassino, che mi sembrava una brava persona, ma sulla “fusione”, sul “nuovo Ulivo” non ero mica convinto. Parteggiavo infatti per il “Correntone”, quella parte del partito, guidata da Mussi e Folena (nomi che ormai ai più non dicono più niente) che sosteneva che la sinistra doveva continuare a fare la sinistra, e poi magari concludere alleanze.

In realtà, già da qualche anno notavo come i Ds stessi si fossero insipiditi, presi dalla paura di proporre cose troppo radicali (troppo di sinistra) che turbassero gli animi dei colleghi moderati. Poi a un certo punto Rutelli frenò il progetto e, quando se ne riparlò, tirò fuori la storia che doveva chiamarsi “Partito Democratico”. Nessun riferimento all’Ulivo di Prodi, ancora nella testa di tanti militanti, nessun riferimento a qualcosa di sinistra.

Mi chiesi cosa significasse chiamare un partito semplicemente “democratico”, una cosa ovvia, un pleonasmo. Addirittura per evitare i rimbrotti dei Cattolici, che giustamente non volevano morire socialisti, si tentò persino di far cambiare nome al PSE.

Quando Veltroni fece cadere il governo Prodi – perchè lo fece lui, intendendo riformare la legge elettorale in funzione anti-partitini, proprio contro quei partitini che sorreggevano il governo ogni giorno – feci buon gioco e continuai a sostenerlo. Perchè Walter aveva uno splendido eloquio, faceva sognare, sembrava possibile vincere anche da soli. Quell’anno ti votarono proprio tutti, spaventati dall’idea che vincesse “il principale leader dello schieramento a noi avverso”: ottenesti il 33%, un risultato che non raggiungerai mai più.

Oggi, dopo aver sostenuto il governo Monti – che non era un governo di sinistra – e aver subito una pesante batosta elettorale, hai deciso di tentare un accordo col Pdl per eleggere il vetusto Marini come Capo dello Stato, e hai fallito solo perchè la “base” ha rumoreggiato; hai poi provato con Prodi, sapendo di rischiare grosso, perchè ottenere la maggioranza era impresa ardua. E così facendo hai umiliato il padre fondatore del centro sinistra, per l’ennesima volta.

In tutto questo, hai sdegnosamente respinto l’invito a votare Stefano Rodotà: una persona davvero di sinistra, presidente di quel PDS che è un tuo antenato nemmeno tanto risalente, praticamente svendendo la tua storia a Grillo.

E ancora insegui l’ambizione di una larga intesa con gli “altri”, quando scegliendo lui otterresti un’alleanza sicura col Movimento 5 Stelle, che nel frattempo ha fatto man bassa di tanti tuoi ex elettori. Mi verrai a dire che Rodotà divideva. Senza dubbio, divideva tra gente di sinistra e moderati centristi. Ancora una volta. Ma io, che alla tua nascita c’ero, posso dirti che sei nato irriconciliabilmente ancipite. Anzi, non sei nato mai.

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