TRATTIAMO

È notizia di qualche giorno fa: l’oggetto rosso, che appare nel video che documenta le conseguenze dell’attentato a Paolo Borsellino, non è la famigerata agenda del magistrato, bensì un pezzo di un parasole, dello stesso colore dell’agenda stessa – quando si dice: il caso.

Il copione delle dichiarazioni pubbliche, delle posizioni e delle opinioni, nonchè i nomi di chi interverrà nel commentare la vicenda, sono già scritti, perchè l’Italia ha un’incredibile idiosincrasia verso l’imprevedibile, l’improvvisazione – la sincerità.

I rappresentanti delle istituzioni hanno dichiarato e dichiareranno che bisogna perseguire la ricerca della verità; i complottisti hanno gridato e grideranno alle coincidenze troppo sospette e alle manipolazioni dei media, e così via.

Basterebbe un po’ di sincerità, unita ad una presa di posizione difficile da capire e che denoterebbe una grande sconfitta di tutto lo Stato italiano e dei suoi cittadini, ma allo stesso tempo coraggiosa: basterebbe dire che la cosiddetta trattativa Stato-mafia c’è stata, perchè lo Stato non sapeva come sconfiggere la mafia; che sì, la trattativa prevedeva l’eliminazione di persone, per così dire, scomode, tra cui Paolo Borsellino e Giovanni Falcone; che – e si entra nella retorica – per salvare quante più vite possibili, a volte, è necessario sacrificarne altre, meno numerose ma troppo ingombranti. È matematica, in fondo. Si poteva citare la morte giusta di Primo Levi, fare riferimento a qualche film catartico scelto per l’occasione.

Invece, da quando si è scelto di negare l’esistenza della trattativa, si è dovuto continuare a ripetere che lo Stato non scende a compromessi, sperando sulla buona fede e sull’ingenuità dei cittadini.

Il prossimo 27 maggio è fissata la prima udienza del processo sulla trattativa: tra i vari testimoni, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Presidente del Senato Pietro Grasso. Sarebbe da ammirare se riuscissero, questi ultimi, ma anche gli altri protagonisti, a rimangiarsi tutte le dichiarazioni precedenti e dire, infine, quella verità, che tanto spronano a cercare.

Roma, secondo la leggenda, è stata fondata su un fratricidio; eppure l’Impero romano è stato tra i più grandi, floridi e importanti della Storia. Forse sarebbe il caso di affrontare le contraddizioni, le conseguenze di certe scelte, di togliere dall’armadio gli scheletri e studiarli. Sarebbe doloroso, e molto; ma forse, sarebbe l’unico modo per onorare davvero la memoria delle vittime.

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