USTICA-SIDNEY, SOLA ANDATA

Venerdì pomeriggio, un bar della provincia di Padova. Entra un signore sui cinquanta, capelli brizzolati, la pancia un po’ troppo trasbordante. Fa caldo, ma ha comunque una giacchetta leggera addosso: quando l’età aumenta, si sa, le sensazioni si estremizzano.

Chiede un bicchiere di vino: Dame un goto de bianco, per piaxere. L’ha chiesto in dialetto veneto, ma ha un accento da romano. Il signore trangugia il vino, alla russa, quasi non volesse gustarlo.

Ne chiede subito un altro: lo scontrino mandalo a Roma, fa ad un giovane barista. Questi, con un sorriso, prende i soldi e non riporta il conto su carta. Barista evasore, ma, si sa, il cliente ha sempre ragione.

E il cliente inizia a parlare, non più in dialetto, ma in italiano, con l’accento romanesco di cui sopra. Eh sa – da del lei al giovane barista – io sono veneto, ma abito a Latina da trent’anni. Ha presente Latina? Ecco, lì non ci trovi un terrone che sia uno: quando i Veneti sono andati a bonificare i terreni, no, li hanno mandati via tutti, i terroni. E i terroni han provato a tornare a Latina per prendersi le terre bonificate e allora lo sa cosa hanno fatto i Veneti? Han caricato i fucili col sale grosso e PUM! Gnanca pi’ un terùn se ga visto. Hahahaha dio bon!

Io sorrido. Conosco il barista, è terrone esattamente come i terroni di cui parla il signore. E siccome lo conosco bene, so che non risponde alle provocazioni e non s’offende. Il signore continua: Ma lo sa, lei, cos’hanno fatto a Ustica? Lo sa? In pratica, c’erano Francesi, Inglesi, Italiani e Americani – potrebbe sembrare l’inizio di una barzelletta, ma purtroppo, non lo è – che dovevano abbattere Gheddafi, no? Beh, un caccia italiano ha mandato il missile che doveva colpire il posto dove si trovava Gheddafi, no? E si vede che il missile, boh, avrà visto l’aereo che è di metallo, e BUM, ciao ciao. Ma non si può dire niente, sa? Ci sono due marescialli che sanno come sono andate le cose, che hanno cancellato i nastri delle scatole nere e hanno bruciato le trascrizioni, e uno vive a Torreglia e l’altro a San Domenico [in pratica, nella zona]. E sa lei che loro vorrebbero raccontare la verità, ma hanno ricevuto a casa, A CASA!, una telefonata da parte dei servizi segreti? ‘Ci tiene lei alla sua famiglia?’, gli hanno detto. Ma no, ma no, ma non si può andare avanti così!

Seguono imprecazioni non riportabili. Sono questi, i problemi degli Italiani: la facilità con cui si crede al complotto e l’arte dell’intreccio.

Ma cosa vuole, con un ministro negro, lì, che dice che la clandestinità non è un reato…ma che cosa vuoi fare, con persone del genere al potere? Ma gli vuoi dare un premio, ai clandestini? Non so!

Mancava solo che intonasse il Va’, pensiero. Nessuno risponde agli insulti. Il giovane barista per non perdere un cliente – pecunia, si sa, non olet – e io perchè volevo vedere dove andasse a parare il discorso.

Che poi, le dico, bisogna andarsene, con gente del genere. Bisogna andare in Australia. L’Australia è la nuova Latina. Sa, lei, lì, quanta gente cercano che voglia coltivare i campi? Lì basta che uno abbia un minimo di voglia di fare e ti danno tutto, TUTTO, dio bon! Ah, quanto vorrei andarmene in Australia!

Ecco, ci vada. E ci resti, per favore. Le persone che hanno voglia di fare solo il minimo sono un problema, per l’Italia. Per non parlare di chi giudica le persone in base al colore della pelle. Cose da Fascismo. Ah, già: lei è di Latina.

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