La vie d’Adèle – il cinema in evoluzione

La vie d’Adèle, diretto dal regista franco tunisino Abdellatif Kechiche e vincitore dell’ultima edizione del Festival di Cannes, è un’ulteriore conferma del fatto che anche il (parecchio) omofobo mondo del cinema sta subendo una mutazione.

Il film -che non si sa ancora se uscirà o meno nelle sale italiane- narra dell’amore tra due ragazze, Emma (Léa Seydoux) e Adèle (Adèle Exarchopoulos). Amore di cui ben poco è lasciato all’immaginazione: oggetto di piccanti chiacchiere e pettegolezzi è stata la famigerata scena di sesso tra le due protagoniste lunga, a quanto sembra, ben dodici minuti e decisamente esplicita.

Ma che non si parli di lesbo-chic, per carità; la giuria del Festival, presieduta dall’autorevole e forse un pochino bacchettone Steven Spielberg, ha voluto premiare il film per la qualità del soggetto, delle riprese e dell’interpretazione delle giovani attrici.

Non è la prima volta che una storia a tematica omosessuale riscuote un simile e unanime consenso di critica. Emblematico è I segreti di Brokeback Mountain, uscito nel lontano 2005: vincitore del Leone d’oro alla Mostra di Venezia, di diversi Golden Globe e BAFTA -giusto per citare alcuni tra i riconoscimenti più importanti- e infine, su otto nomination ai Premi Oscar 2006, ne ha portati a casa ben tre.

All’epoca avevo quindici anni ed ero una ragazzina che con il mondo gay aveva pochissima, se non addirittura nulla, familiarità; eppure ricordo bene l’impatto che quel film ebbe su di me, la struggente bellezza dell’amore in direzione ostinata e contraria dei cowboy protagonisti. Ne rimasi tramortita, letteralmente, e nemmeno per un attimo mi capitò di pensare che c’era qualcosa di sbagliato nel fatto che due uomini si baciassero. Trovai la scena di sesso nella tenda (poi eliminata nella versione andata in onda su Rai 2 nel 2008)  poetica e perfetta nella sua crudezza.

Ma il motivo per cui ho deciso di parlare de La vie d’Adèle è la recensione risalente a tre giorni prima che il film vincitore fosse annunciato, pubblicata dal sito di Radio Vaticana, la testata ufficiale del Papa e della Chiesa cattolica: “Interpretato da due attrici formidabili, messo in scena con una fluidità che non fa avvertire lo scorrere del tempo, ricco di scene indimenticabili di esplosione dei sentimenti, La vie d’Adèle è al momento ciò che di meglio ci ha proposto il Concorso”.

E no, non è un miracolo.

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