15 GIUGNO

Quello appena passato è stato un sabato da ricordare, in Italia e negli USA, per due buoni -e non molto diversi- motivi.

A Roma, in ben centocinquantamila si sono dati appuntamento a piazza della Repubblica per prendere parte all’annuale corteo del Gay Pride, conclusasi in piazza Madonna di Loreto a suon di musica e tantissimo divertimento. Hanno sfilato drag queen in tacchi e paillettes, le Famiglie Arcobaleno, rappresentanti del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, del Queer Lab, dell’Agedo, di Splash Roma e dello storico Muccassassina… E non solo: oltre a diversi simpatizzanti, hanno partecipato anche il vicepresidente della Regione Lazio, il consigliere capitolino in rappresentanza di Roma Capitale (che promette ed esige un registro per le unioni civili come a Milano) e persino un certo numero di manifestanti arrivati con le loro Harley Davidson direttamente dalla parata per i centodieci anni della storica moto.

Parzialmente discussa e criticata l’assenza del neosindaco Ignazio Marino, che pur non potendo essere presente ha espresso il suo sostegno all’iniziativa tramite un videomessaggio e una lettera consegnata dal suo delegato: “Troppe volte, negli ultimi anni, la città di Roma è stata teatro di aggressioni omofobe e di altri gravissimi episodi di discriminazione: fenomeni inaccettabili che una comunità forte e unita deve saper respingere con decisione, a cominciare dalle sue istituzioni. Per questo voglio ribadire da sindaco il mio impegno affinché a Roma i diritti di tutti siano garantiti e sradicata ogni forma di intolleranza. […] Roma deve invece diventare una capitale dell’accoglienza e dell’uguaglianza, in cui nessuno possa mai più sentirsi offeso nè marginalizzato e dove la cultura del rispetto rappresenti un valore non negoziabile. Una capitale dei diritti da costruire insieme è questa l’idea di Roma in cui credo, con la quale voglio augurarvi buon Pride.

A Washington, invece, in occasione del Father’s Day, la Casa Bianca ha aperto le porte per la prima volta ad una coppia di padri gay: Kent e Diego Ramirez-Love, genitori di un maschietto di due anni, Lucas.
Ai due uomini, cittadini del Michigan, non sono riconosciuti gli stessi diritti genitoriali; membri attivi del Family Equality Council, il loro sogno è di venire considerati una famiglia a tutti gli effetti dallo Stato in cui abitano.

Una scelta non casuale, quindi, quella del Presidente Obama –e, si spera, foriera di altre buone notizie.

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