Bye bye, DOMA!

Giornata storica quella del mercoledì appena trascorso, sia per gli USA che la causa LGBT.

La notizia ha fatto il giro del web: la Corte Suprema ha bocciato la legge nota con il nome di The Defense of Marriage (DOMA), risalente al lontano 1996, quando fu approvata dal Congresso e sottoscritta dall’allora Presidente Bill Clinton –che a distanza di tempo l’ha definita un grave errore.

Tutto è cominciato nel 2009 con la causa intentata da Edith Windsor contro lo Stato di New York. La signora, rimasta vedova in seguito alla morte della moglie Thea Spyer con cui aveva vissuto per più di quarant’anni, si era vista richiedere dal fisco la bellezza di trecentosessantatremila dollari come tassa sull’eredità lasciatale dalla compagna. Tutto questo perché secondo il DOMA due persone dello stesso sesso, per quanto legalmente unite in matrimonio, di fatto non godevano degli stessi benefici federali delle coppie eterosessuali. La tassa, infatti, nel caso in cui al posto di Thea ci fosse stato un Theo, non sarebbe stata nemmeno imposta.

Finalmente Edith ha avuto giustizia: “Ho difeso un principio, quello di fermare una grave discriminazione” ha dichiarato ai giornalisti. “Dimentichiamo il denaro: il matrimonio è ovunque nel mondo il simbolo dell’amore”.

Il DOMA, abolito con cinque voti a favore e quattro contrari, è stata considerato incostituzionale in quanto viola il quinto emendamento sulla difesa delle libertà individuali; d’ora in poi ai coniugi omosessuali spetteranno gli stessi benefici tributari, pensionistici e sanitari di quelli eterosessuali.

Entusiasta della sentenza anche il Presidente Barack Obama, che non ha mai fatto mistero della sua opinione in materia di diritti civili: “La sentenza del DOMA di oggi è uno storico passo in avanti verso la parità nei matrimoni. L’amore è amore” ha commentato sul suo profilo Twitter. Dello stesso parere il sindaco di New York, Michael Bloomberg e buona parte dei cittadini, che hanno accolto l’annuncio fuori dall’edificio della Corte Suprema con urla di giubilo e bandiere arcobaleno.

A questo proposito mi sono tornate in mente le parole di un dramma di Shakespeare, l’Enrico V: “Quando la tua anima è pronta, lo sono anche le cose”. Ebbene, a giudicare dall’aria di cambiamento e ottimistica che si respira da qualche mese a questa parte, non posso che concordare con il Bardo.

Abbiamo il potere di cambiare le cose. Soprattutto, siamo pronti a farlo.

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